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	<title>ciao! Magazin</title>
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	<description>Zweisprachiges Magazin für Italienliebhaber</description>
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		<title>Der Tag, an dem B. in die Hölle kam</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 09:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ovvero: la divinizzazione di un banana. Se vi capita di avere tra le mani lo schema dell’inferno dantesco, vi sarà facile constatare come Silvio B. potrebbe finire in uno qualunque dei gironi. Ebbene, vi sembrerà puritanesimo, cattiveria, gioco, io stesso non so dire bene come accadde: ma arrivò il giorno che Silvio nella selva selvaggia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=161&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Ovvero: la divinizzazione di un banana.</em></h4>
<h4></h4>
<p>Se vi capita di avere tra le mani lo schema dell’inferno dantesco, vi sarà facile constatare come Silvio B. potrebbe finire in uno qualunque dei gironi. Ebbene, vi sembrerà puritanesimo, cattiveria, gioco, io stesso non so dire bene come accadde: ma arrivò il giorno che Silvio nella selva selvaggia ci finì per davvero.<em><br />
</em></p>
<dl>
<dt><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2011/08/1-grenze-berlusca-carnevale-viareggio-20-febbraio.jpg"><img class="size-full wp-image-162 aligncenter" title="Foto Ansa" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2011/08/1-grenze-berlusca-carnevale-viareggio-20-febbraio.jpg?w=594" alt=""   /></a></dt>
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<p>Davanti al giudice Minosse, le paure dell’ex cantante da crociera, ex palazzinaro, ex imprenditore televisivo, ex massone, ex miliardario, ex presidente del consiglio, erano le stesse ch’egli provò in attesa del giudizio del tribunale milanese. Ricordo che, sotto inchiesta per concussione e prostituzione minorile e sotto torchio dalla stampa, un giorno il Cavaliere confidò al suo vecchio maestro massone, Licio della Gellia: “Maestro, esti tormenti cresceran’ei dopo la gran sentenza, o fier minori, o saran sì cocenti?”.</p>
<p>Ora, l’inferno, come il sistema giudiziario italiano, assegna di norma la competenza territoriale in base al peccato più grave. Gli avvocati di B., che Dio li abbia in gloria, le provarono tutte, appellandosi contro la nota e pure dichiarata parzialità dei demoni chiamati a giudicare, e portando testimoni dai vari gironi, che dietro compenso paragonarono l’inferno ai gulag e i diavoli ai comunisti.</p>
<p>Fu tutto inutile. Grande era, infatti, l’impressione che le intercettazioni sui <em>wild parties</em> avevano suscitato nell’aldilà, tanto che Lucifero aveva inviato ad Arcore uno dei suoi demoni. Il resoconto fece ammutolire persino le anime perdute:</p>
<p>“Quivi sospiri, pianti e alti guai / risonavan per l&#8217;aere sanza stelle, / per ch&#8217;io al cominciar ne lagrimai. / Diverse lingue, orribili favelle, / parole di dolore, accenti d&#8217;ira, / voci alte e fioche, e suon di man con elle / facevano un tumulto, il qual s&#8217;aggira / sempre in quell&#8217;aura sanza tempo tinta, / come la rena quando turbo spira.”</p>
<p>Insomma, successe che Minosse rifiutò l’ipotesi del sorteggio tra i gironi, s’incazzò davvero e stabilì che, bolgia dei falsatori di metalli a parte (lì valse la presunzione d’innocenza), B. i gironi infernali doveva farseli tutti.</p>
<p>Ah, se io avessi le rime aspre e chiocce, potrei dirvi della pena di chi ha fatto di ogni codice, morale, civile e penale, un uso così spregiudicato! A voi tedeschi io mi rivolgo, voi che guardate gli italiani come “le genti dolorosa c’hanno perduto il ben dell’intelletto”: abbiate pietà ora di quest’uomo triste e solo, e della pena che gli toccò in sorte.</p>
<p><strong>Lussuriosi</strong>. Tra “i peccator carnali, che la ragion sommettono al talento”, a dir la verità, Silvio non se la passò poi troppo male. Più che la “bufera infernal”, che l’aveva accompagnato con ugual furia in vita, soffrì egli l’esser accoppiato a Cleopatra, che “a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fe’ licito in sua legge per torre il biasmo in che era condotta”. Galeotta fu la legge ad personam!</p>
<p><strong>Avari e prodighi</strong>. I guai veri iniziarono quando fu spedito tra i dannati puniti per la loro brama di ricchezze. Era costretto a trascinare senza posa, scontrandosi e insultandosi con le altre “anime prave”, sacchi di soldi, euro e lire, monete e banconote: tutti quelli che aveva accumulato grazie alla politica. E con Virgilio che lo rampognava:“Or puoi, figliuol, veder la corta buffa / d&#8217;i ben che son connessi a la fortuna, / per che l&#8217;umana gente si rabbuffa; / ché tutto l&#8217;oro ch&#8217;è sotto la luna / e che già fu, di quest&#8217; anime stanche / non poterebbe farne posare una”.</p>
<p><strong>Iracondi</strong>. Il trasferimento di B. tra gli iracondi, poi, fu un pessimo affare. “L’anime di color cui vinse l’ira”, genti fangose e ignude, “si percotean non pur con mano”, ma con torri, duomi e colossei. Le sfuriate contro i giudici di B. gli valsero il pieno di souvenir, con tanti saluti dal bel paese.</p>
<p>Fu ridotto così male, che Minosse gli concesse una serata di permesso tra vecchi amici nella bolgia dei simoniaci: un lauto banchetto in compagnia delle gerarchie vaticane al gran completo.</p>
<p><strong>Ipocriti</strong>. Tra gli ipocriti, Silvio se ne andava, almeno all’apparenza, vestito di tutto punto, solito doppiopetto, vero uomo di governo: lo si sentiva pure, di tanto in tanto, tenere discorsi ai dannati sull’importanza della famiglia: ne ebbe infatti due (per tacer delle puttane). E tuttavia “giva intorno assai con lenti passi, piangendo e nel sembiante stanco e vinto”. Vestiva, come d’inverno amburghese, a strati: difficile dire quanti ne avesse, una versione per ogni occasione.</p>
<p><strong>Ladri</strong>. Fu quindi scaraventato tra i ladri. Nudo come bunga bunga lo ha fatto, B. si ritrovò con le mani legate da un biscione. Non avrebbe potuto, così, non solo palpare le dannate, ma neanche mostrare il gioco di prestigio con cui nascose al fisco 280 miliardi di lire nell’affare dei diritti televisivi di Setamedia, 10 miliardi per un calciatore del Mediolanum, oltre ai bilanci truccati della Investifini anni ’80. “Oh potenza di Dio, quant&#8217;è severa, che cotai colpi per vendetta croscia!”.</p>
<p><strong>Fraudolenti</strong>. E potevano essere risparmiate a Silvio le proverbiali fiamme dell’inferno? Dante vi fece bruciare Ulisse che non aveva voluto piegare il suo ingegno ai voleri del cielo. E non si può certo negare neanche al presidente del consiglio italico “l’ardore ch’i ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore” (soprattutto dei vizi). Paragonare Silvio a Ulisse ci pare invero ingeneroso per l’eroe greco. Quanto ci piacerebbe avere in Italia un governante che ci sproni con queste parole: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”! La sua fiamma somigliava certo più a quella di Guido da Montefeltro, uomo famoso al suo tempo per i suoi inganni e sotterfugi: “l&#8217;opere mie non furon leonine, ma di volpe. Li accorgimenti e le coperte vie io seppi tutte, e sì menai lor arte, ch’al fin de la terra il suono uscìe”. Riguardo a una “lunga promessa con l’attender corto” (grande promessa disattesa, ndr), poi, per il Cavaliere non c’è rivale, moderno o medievale, che tenga.</p>
<p><strong>Seminatori di discordia</strong>. Vogliamo essere chiari: noi non abbiamo mai augurato nessun male a Silvio B.. Altrimenti, ci saremmo sentiti terribilmente in colpa davanti allo spettacolo da film horror del canto ventottesimo: a vederlo tra i seminatori di discordia e di odio, con il corpo dilaniato e mutilato, che nessun chirurgo estetico avrebbe potuto rimettere in sesto. Un vero spaccato d’Italia. Chissà se andando incontro a Maometto, gli disse che era bello e abbronzato o se gli baciò la mano, scambiandolo per Gheddafi…</p>
<p>Pensiamo che a questo punto persino lui, che in questo girone più che in ogni altro patì la terribile legge del contrappasso, si sarebbe pentito. Lo immaginiamo fare ammenda, scusarsi e cominciare a costruire ospedali in giro per il mondo. Scrivere pure un’autobiografia, che inizi con queste parole:“Quando mi vidi giunto in quella parte / di mia etade ove ciascun dovrebbe / calar le vele e raccoglier le sarte, / ciò che pria mi piacea, allor m&#8217;increbbe, / e pentuto e confesso mi rendei”.</p>
<p><strong>Traditori della patria</strong>. Ma B. non fece ammenda ed ecco la sua fine: il lago ghiacciato di Cocito. Silvio è finalmente giunto nel cuore dell’inferno. Dallo specchio del lago spuntano delle teste: i traditori della patria sono più pietre che uomini. Per Dante è questo il peccato più condannabile: tradire. A Virgilio fa dire: “Qualunque trade, in etterno è consunto”. I traditori non vogliono che Dante riferisca di loro nel mondo dei vivi, il loro nome non deve essere ricordato.</p>
<p>Silvio, consunto in eterno nel corpo e nell’anima, è impietrato nel ghiaccio. Non è solo. Un’altra testa spunta sotto la sua testa, cinta dai suoi denti. Irriconoscibile, eppure così familiare, dallo sguardo insieme perso e indifferente. La bellezza straordinaria di un tempo che vi si intuisce, schiaffeggiata da un vento gelido e straziata dal suo grande offensore.</p>
<p>Il “bel paese” levò il mento un’ultima volta. In quello stesso istante, lassù nell’Italia nuova, una giovane donna volgeva il suo pensiero alle due anime gemelle perdute. Tutt’intorno era guerra. Scosse la testa, che sembrava volesse scacciare la lunghezza insolita di una terzina:</p>
<p>“Ahi serva Italia, di dolore ostello,</p>
<p>nave senza nocchiere in gran tempesta,</p>
<p>non donna di province, ma bordello!”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Wer wird Müllionär?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 08:56:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Warum Terzigno brennt: das Ende des „Wunders von Neapel“. Sopra un cartello qualcuno ha scritto “Ich bin ein Terzignese”. I cittadini vesuviani presidiano la rotonda di Via Panoramica a Terzigno per bloccare gli autocompattatori, che trasportano “rifiuti speciali”, di cui nessuno conosce l&#8217;esatta provenienza. La polizia, per sfollarli, ha già fatto ricorso alla violenza, sparando [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=13&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Warum Terzigno brennt: das Ende des „Wunders von Neapel“.</em></h4>
<p style="text-align:justify;">Sopra un cartello qualcuno ha scritto “Ich bin ein Terzignese”. I cittadini vesuviani presidiano la rotonda di Via Panoramica a Terzigno per bloccare gli autocompattatori, che trasportano “rifiuti speciali”, di cui nessuno conosce l&#8217;esatta provenienza. La polizia, per sfollarli, ha già fatto ricorso alla violenza, sparando ad altezza d&#8217;uomo lacrimogeni proibiti dalla Convenzione di Ginevra. “Hanno deciso di sversare i rifiuti del Nord e di mezza Europa nel cuore del Vesuvio”. Come in <em>Gomorra</em>. L’unica differenza è che qui non è la criminalità organizzata a riempire i buchi nella terra, ma sono le istituzioni che se ne occupano per loro. La resistenza va avanti ad oltranza, mentre fra la gente crescono l’ansia e, allo stesso tempo, la consapevolezza che soltanto un intervento dell’Europa può evitare il prosieguo dell&#8217;<em>intifada</em>.</p>
<h5 style="text-align:justify;"><strong> </strong></h5>
<h5 style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#0000ff;">L&#8217;ORO DI NAPOLI</span><br />
</strong></h5>
<h5 style="text-align:justify;">
<dl>
<dt><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/rifiuti-davanti-scuole-centro-napoli-2309.jpg"><img title="Rifiuti: cumuli nel centro di Napoli" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/rifiuti-davanti-scuole-centro-napoli-2309.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a> </dt>
<dd>Foto Ansa</dd>
</dl>
</h5>
<p style="text-align:justify;">La situazione a Terzigno è esplosa in seguito alla decisione del capo della Protezione Civile di aprire, a pochi metri da una già esistente, una seconda discarica all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio (in una cava che deve servire a contenere la lava in caso di eruzione del vulcano). La notizia della protesta delle popolazioni vesuviane insieme alle immagini del ritorno della spazzatura per le strade di Napoli hanno fatto il giro d’Europa e sono state associate con la fine del “miracolo di Berlusconi”: ma è il Governo stesso a non far più ritirare l&#8217;immondizia, intenzionato a creare per l’ennesima volta quel clima di emergenza, che dovrebbe servire a costringere una popolazione esausta a subire il costo di nuove discariche ed inceneritori al posto della raccolta differenziata.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">I rifiuti hanno fatto la fortuna di tanti in Campania, ma soprattutto di Silvio Berlusconi.</p>
<p style="text-align:justify;">Questi ha fatto dell&#8217;economia dell’emergenza (prima a Napoli, e poi in seguito alla tragedia del terremoto in Abruzzo) il suo modo personale di gestire il potere. Si è circondato di una corte di pochi ma incalliti affaristi senza scrupoli e collusi con la mafia, interessati nel business degli appalti e subappalti delle “ricostruzioni” (ciò che gli permette di governare attualmente senza l’appoggio di una importante parte della sua maggioranza e in rotta sempre più netta con la Confindustria). Si è cucito addosso una veste da re taumaturgo, in grado entro la fine del suo secondo mandato anche di sconfiggere la malattia stessa del cancro.</p>
<h5 style="text-align:justify;"><strong> </strong></h5>
<h5 style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#0000ff;">NESSUNA REGOLAMENTAZIONE DEL TURISMO DEI RIFIUTI</span><br />
</strong></h5>
<p style="text-align:justify;">L’equazione <em>rifiuti uguale ricchezza </em>si era palesata agli occhi dell’opinione pubblica europea proprio con il dramma dei rifiuti a Napoli. Qui, stato e camorra hanno stretto un patto a danno della salute dei campani per il controllo di una risorsa, che molti credono erroneamente inesauribile.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma questa guerra intorno alla “risorsa rifiuti” riguarda in realtà l’Europa stessa. C’è un filo diretto che lega Terzigno ad Amburgo, che va oltre il semplice fatto che centinaia di containers della vecchia emergenza campana erano sbarcati nel porto della cittadina anseatica. Ancora oggi, infatti, nessuno sa bene quale sia stato in effetti il destino finale di queste preziose merci. C’è chi sostiene, per esempio, che nemmeno una minuscola parte dell’“oro di Napoli” sia stata &#8211; come i politici dicono ancora in Italia – “termovalorizzata”. In realtà, sembra che soltanto una piccola parte di essa sia stata separata meccanicamente, mentre la maggior parte bruciata in diversi posti della Germania, come a Bonn e ad Amburgo (Billbrook), e che conteneva sicuramente una certa percentuale “consentita” di radioattività.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo accade perché la Germania, dove gli inceneritori erano considerati fino a 25 anni fa il male assoluto, si è lasciata prendere eccessivamente la mano, costruendo negli anni  troppi inceneritori, come ha denunciato di recente un’iniziativa del NABU (grosso modo la Legamenbiente tedesca) intitolata “Verwerten statt Verbrennen” (Valorizzare invece che incenerire). Aziende private come <em>Vattenfall</em> importano già da tempo da tutto il mondo industrializzato materie prime per la combustione. Secondo lo <em>Spiegel,</em> si tratta di materiali che per la maggior parte sono classificati come rifiuti speciali e, dunque, altamente cancerogeni, specialmente se bruciati. Evidentemente nell’opinione pubblica tedesca qualcosa si sta risvegliando contro la menzogna degli inceneritori &#8220;di ultima generazione&#8221;, che sarebbero in grado &#8211; cosa impossibile &#8211; di abbattere l&#8217;impatto ambientale dei microinquinanti presenti nei fumi tossici.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre la Germania tende a chiudere i suoi inceneritori in mancanza di materia da bruciare, in Italia (specialmente nelle regioni del Meridione) si va invece verso un raddoppio del loro numero. Ciò ha portato ultimamente alla nascita di un movimento generalizzato di opposizione (e favorevole invece all&#8217;opzione “rifiuti zero”) che, nonostante la sua portata specificamente localistica (stiamo parlando di distretti “produttivi” come Parma, le colline del Chianti, i Castelli Romani, la stessa “Campania  Felix”), è paragonabile per intensità al movimento contro il nucleare nel Nord Europa. Lo stesso spettro del nucleare, che sta tornando a preoccupare anche la Penisola dopo gli ultimi accordi fra Sarkozy e Berlusconi, che ipotizzano la costruzione di centrali nucleari (di proprietà francese), nonostante il referendum del 1987 contro la produzione di energia atomica. La strada da fare per arrivare a produrre energia dal sole, dal mare, dal vento e dalla terra, è ancora lunga, ma comune a tutti i Paesi in Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">_______</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">„Ich bin ein Terzignese“ hat jemand auf ein Schild geschrieben. Die Bürger der Gemeinde am Fuße des Vesuvs besetzen das Rondeau der Via Panoramica in Terzigno um die Müllwagen zu blockieren, die „Sondermüll“ transportieren, von dem niemand die genaue Herkunft kennt. Um sie auseinanderzutreiben hat die Polizei bereits Gewalt angewendet, indem sie Menschen auf Augenhöhe mit Tränengas beschossen hat, welches von der Genfer Konvention verboten wurde. „Es wurde entschieden, den Abfall aus dem Norden und Halbeuropa im Herzen des Vesuvs abzuladen.“ Wie in <em>Gomorra</em>. Der einzige Unterschied ist hierbei, dass es sich nicht um das organisierte Verbrechen handelt, das die Löcher in der Erde füllt, sondern es sind Institutionen, die für letzt genanntes arbeiten.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Der Widerstand geht bis zum Äußersten, während unter den Leuten die Angst wächst und gleichzeitig das Bewusstsein wächst, dass nur ein Einwirken der EU eine Fortsetzung der <em>Intifada </em>vermeiden kann.</span></p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;"><strong><span style="color:#0000ff;">DAS GOLD AUS NEAPEL </span></strong></span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">In Terzigno ist die Lage nach der Entscheidung des Chefs des Zivilschutzes eskaliert, eine zweite Halde wenige Meter neben einer bereits bestehenden im Vesuv-Nationalpark zu öffnen. (Es handelt sich hierbei um eine Höhle die dazu dient, Lawa im Falle eines Vulkanausbruchs einzudämmen). Die Nachrichten vom Protest der Vesuv-Bevölkerung haben im Zusammenhang mit den Bildern der Rückkehr des Mülls auf den Straßen von Neapel europaweit die Runde gemacht. Sie werden in Verbindung mit dem Ende des „Berlusconi-Wunders“ gebracht: Es ist aber jene Regierung selbst, die nicht mehr die Abfälle beseitigen lässt und damit absichtlich zum x-ten Mal ein Notstandsklima schafft, welches dazu dienen soll, eine abgekämpfte Bevölkerung dazu zu zwingen, anstelle der Mülltrennung die Kosten für neue Halden und Müllverbrennungsanlagen hinzunehmen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Der Müll hat vielen in Kampanien Glück gebracht, aber vor allem Silvio Berlusconi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Die Umstände der Notstandsökonomie (zuerst in Neapel und dann darauf die Erdbebenkatastrophe in den Abruzzen) hat eine für ihn persönliche Art geschaffen, mit seiner Macht umzugehen. Er hat sich mit einem Hofstaat von wenigen, dafür aber hartgesottenen und skrupellosen Geschäftemachern umgeben, die mit der Mafia verwickelt sind und sich für das Auftragsbusiness und Auftragsvergaben an Subunternehmer vom „Wiederaufbau“ interessieren. Damit ist gemeint, dass es für ihn aktuell möglich ist, ohne Unterstützung eines wichtigen Teils seiner parlamentarischen Mehrheit und im immer deutlicher werdenden Bruch mit der <em>Confindustria</em>, dem italienischen Arbeitgeberverband, zu regieren.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Er hat sich die Weste eines Wundertäterkönigs genäht, der auch am Ende seines zweiten Mandats dazu fähig sei, die Welt von der Krankheit Krebs zu befreien.</span></p>
<h5><span style="color:#0000ff;"><strong><strong>KEI</strong></strong><strong><strong>NE REGELN FÜR DE</strong></strong><strong><strong>N MÜLLTOURISMUS</strong></strong></span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Die Gleichung <em>Müll gleich Reichtum </em>ist vor den Augen der europäischen öffentlichen Meinung mit dem Mülldrama von Neapel eindeutig klar geworden. Dabei sind Staat und Camorra einen Pakt eingegangen, der auf Kosten der Gesundheit der Kampanier geht, um die Kontrolle über eine Quelle zu erlangen, welche viele irrtümlicherweise als unerschöpflich ansehen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Allerdings betrifft dieser Krieg um die „Quelle Müll“ in Wahrheit Europa selbst. Es gibt ein direktes Band, das Terzigno mit Hamburg verbindet, welches über die simple Tatsache hinausgeht, dass Hunderte von Containern des alten kampanischen Notfallproblems im Hafen der Hansestadt gestrandet sind. In der Tat weiß auch heute niemand so gut, wo letztendlich der Zielort für diese wertvollen Waren gewesen sein sollte. Es gibt diejenigen, die die These verfechten, dass beispielsweise nicht einmal ein winziger Anteil des „Goldes aus Neapel“ durch Erhitzen in einer MVA „aufgewertet“ – wie die Politiker in Italien noch heute sagen – worden war. In Wahrheit erscheint es so, als ob nur ein kleiner Teil davon mechanisch getrennt worden wäre, während der große Teil an verschiedenen Plätzen in Deutschland wie in Bonn oder in Hamburg (Billbrook) verbrannt worden ist und sicherlich einen gewissen prozentualen Anteil an radioaktivem Material enthielt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Dies geschieht, da Deutschland, wo Müllverbrennungsanlagen noch bis vor 25 Jahren als das absolute Übel angesehen wurden, sich im großen Maße dieses Themas angenommen hat, indem es in den Jahren viel zu viele Verbrennungsanlagen gebaut hat, wie jüngst eine Initiative des NABU (Deutscher Naturschutzbund) mit dem Namen „Verwerten statt Verbrennen“ anprangert. Private Konzerne wie <em>Vattenfall </em>importieren schon seit langer Zeit aus allen Teilen der industrialisierten Welt Rohmaterialien für die Verbrennung. Laut <em>Spiegel </em>handelt es sich um Materialien, die zum großen Teil als „Sondermüll“ und somit als krebserregender Müll, vor allem wenn sie verbrannt werden, einzustufen sind.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Offenbar wird momentan in der öffentlichen deutschen Meinung etwas wieder zum Leben erweckt, das sich gegen die Lüge von den „Müllverbrennungsanlagen der letzen Generation“ auflehnt. Jene wären angeblich dazu in der Lage – eine unmögliche Annahme – die Umweltbelastung durch die in giftigen Ausdämpfen vorhandenen Mikroschadstoffe zu beseitigen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#808080;">Während Deutschland dabei ist, seine Verbrennungsanlagen aus Mangel an Verbrennungsmaterial zu schließen, tendiert Italien (vor allem die meridionalen Regionen) dagegen zu einer Verdopplung ihrer Anzahlen. Das was zuletzt zur Geburtsstunde einer verallgemeinerten Opposition (welche die Option „Null Müll“ favorisiert) geführt hat, ist, trotz ihrer speziell lokalen Bedeutung (gemeint sind „produktive“ Bezirke wie Parma, die Chianti-Hügel, die Castelli Romani und eben jene „Campania Felix“) aufgrund ihrer Stärke mit der Anti-AKW-Bewegung in Nordeuropa vergleichbar. Es ist eben jenes nukleare Schreckgespenst, das nach den letzten Vereinbarungen von Sarkozy und Berlusconi wieder anfängt, auch die italienische Halbinsel zu beunruhigen. Beide haben den Bau von Nuklearzentren (als französischer Besitz) beschlossen, obwohl es das Referendum gegen die Produktion von Atomenergie von 1987 gibt. Der Weg, um Solarenergie sowie Wasser, &#8211; Wind, -und Erdkraft zu nutzen ist noch weit, aber er gilt gemeinsam für alle Länder in Europa.</span></p>
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			<media:title type="html">Rifiuti: cumuli nel centro di Napoli</media:title>
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		<title>&#8220;Wie die Mafia die Welt erobert&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 18:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[grenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Der engagierte Anti-Mafia-Politiker Francesco Forgione über sein Buch Mafia Export, sein Engagement gegen die Mafia und gegen die Macht des organisierten Verbrechens. Auch in Deutschland. Come nasce il suo impegno nella lotta alle mafie? Ho iniziato il mio impegno politico in Calabria, negli anni in cui la ‘ndrangheta comprava le terre da vendere agli americani [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=54&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Der engagierte Anti-Mafia-Politiker Francesco Forgione über sein Buch Mafia Export, sein Engagement</em><em> gegen die Mafia und gegen die Macht des organisierten Verbrechens. Auch in Deutschland.</em></h4>
<p style="text-align:justify;"><strong>Come nasce il suo impegno nella lotta alle mafie?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ho iniziato il mio impegno politico in Calabria, negli anni in cui la ‘ndrangheta comprava le terre da vendere agli americani per la costruzione della base Usa a Isola Capo Rizzuto. Lì ho cominciato a legare il mio impegno pacifista con il mio impegno antimafia. Poi, da giornalista, è diventato naturale il lavoro di inchiesta sulla ‘ndrangheta. Infine, il mio trasferimento in Sicilia ha rafforzato questo impegno trasformandolo, non solo in un terreno di studio ed elaborazione, ma anche in una vera e propria passione civile.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Le sue prime pubblicazioni erano incentrate sullo smascheramento e la denuncia della commistione tra mafia e politica. Un tema di scottante attualità nei nostri giorni.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Come dico sempre ai miei studenti, mentre può o potrebbe esistere una politica senza mafia, non può esistere una mafia senza politica. Le mafie vivono di una connessione col potere economico, politico e finanziario, altrimenti sarebbero delle normali forme di criminalità. E’ il rapporto con la politica che consente loro di trasformarsi in sistema mafioso, di controllare i flussi di denaro pubblico, di gestire gli appalti, di determinare le scelte urbanistiche o di speculare su emergenze come quella dei rifiuti. Ma questo consente loro di produrre consenso sociale, a partire dall’offerta di lavoro, e quindi di condizionare le elezioni con la loro offerta di voti. La storia italiana, purtroppo, è la storia di questa doppiezza della politica e delle istituzioni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel 2008, in qualità di Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, lei ha fatto approvare il primo rapporto parlamentare sulla &#8216;ndrangheta nella storia della Repubblica italiana. Com&#8217;è possibile che la &#8216;ndrangheta sia stata così sottovalutata? Quale realtà ha scoperto quel rapporto?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione mafiosa più forte e potente in Italia e sullo scacchiere criminale mondiale, avendo conquistato la centralità nel traffico della cocaina tra il Sudamerica e l’Europa. La sua forza si è basata su due fattori. Il primo è l’organizzazione, costruita sulla famiglia di sangue: ciò l’ha protetta dal fenomeno dei “pentiti”, che, soprattutto dopo le stragi nelle quali persero la vita Falcone e Borsellino, infranse il muro di omertà di Cosa nostra e ne devastò la credibilità. Il secondo fattore riguarda la sua strategia di inabissamento: il non aver mai sfidato direttamente lo stato ma l’averci convissuto, gestendo così miliardi di lire e di euro, col controllo degli appalti, dei finanziamenti pubblici, con la costruzione del porto di Gioia Tauro, il più grande del Mediterraneo. Rompe questo suo silenzio solamente con la strage di Duisburg, per poi reinabissarsi. Ma quello, per la ‘ndrangheta, credo abbia rappresentato uno dei suoi più grandi errori.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/forgione.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-55" title="Francesco Forgione" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/forgione.jpg?w=300&#038;h=203" alt="" width="300" height="203" /></a></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dal suo ultimo libro <em>Mafia Export</em> si evince che la mafia oggi è un fenomeno globale. Com&#8217;è cambiata negli ultimi vent&#8217;anni la geografia delle organizzazioni mafiose?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Le mafie hanno sempre avuto una proiezione internazionale. Basti pensare ai rapporti di Cosa nostra siciliana. E così anche la ‘ndrangheta e la camorra. Ma possiamo affermare che, mentre nel vecchio secolo il processo di espansione criminale delle mafie ha seguito i flussi dell’emigrazione italiana, nell’era della globalizzazione questo processo segue i flussi finanziari direttamente legati alle attività illegali. In questo contesto, non c’è dubbio che la ‘ndrangheta abbia conquistato il primato nell’espansione della propria presenza. Con una novità rispetto alle altre mafie: la sua presenza nel mondo non è finalizzata soltanto all’effettuazione dei propri traffici e delle proprie attività criminali (traffico della droga, riciclaggio, sviluppo attività economiche) ma soprattutto all’insediamento delle proprie strutture, delle ‘ndrine e dei locali. Ma anche alla riproduzione di un modello antropologico culturale, di un modo d’essere sociale, con i propri riti, la propria cultura, lo stesso modello di omertà. Insomma riprodurre un pezzo di Calabria mafiosa ovunque arriva e si insedia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Qual è il grado di penetrazione delle mafie nel tessuto economico e politico tedesco? </strong></p>
<p style="text-align:justify;">La Germania, in Europa, è sicuramente il posto dove la ‘ndrangheta ha una presenza pervasiva, essendo in tutti i lander. Si è insediata da decenni senza essere disturbata a livello politico, istituzionale e persino investigativo. Ha riciclato qui i suoi soldi e creato una propria economia. Il settore della ristorazione italiana ne è l’esempio più palpabile, ma sarebbe limitativo fermarsi ad esso. I mafiosi calabresi hanno investito nell’import-export del settore agroalimentare, nel settore turistico e immobiliare e soprattutto nella ricostruzione dell’Est dopo la caduta del muro. Ma hanno usato la Germania anche come territorio “franco” per operazioni di borsa e investimenti societari, come hanno documentato alcune inchieste sull’acquisto di quote di Gazprom.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>E&#8217; uscita recentemente l&#8217;edizione tedesca del suo ultimo libro “Mafia Export”. Quale crede che sia il livello di conoscenza del fenomeno mafioso in Germania (e più in generale in Europa)? Quanto ancora nell&#8217;immaginario collettivo tedesco ed europeo la mafia è legata allo stereotipo hollywoodiano de <em>Il Padrino</em>?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Credo che la strage di Duisburg abbia aperto gli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul fenomeno della ‘ndrangheta e della mafia in Germania. Tuttavia, quella strage ha solo interrotto momentaneamente la normalità della convivenza: siamo lontani dal livello di consapevolezza e di conoscenza necessaria. Soprattutto se si pensa che le mafie italiane in Germania convivono con la criminalità russa, quella turca e quella polacca. E questo pone un problema enorme di accumulazione criminale di profitti e quindi di trasparenza dell’economia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lei ha dedicato le ultime righe del suo libro all&#8217;antimafia sociale, di cui sono protagoniste l&#8217;associazione <em>Libera</em> e il network europeo <em>Flare</em>. Cosa c&#8217;è di rivoluzionario in questa strategia di contrasto alle mafie?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Innanzitutto la costruzione di una coscienza e di una opinione pubblica europea contro le mafie per spingere l’Unione alla costruzione di una politica e di una legislazione antimafia comune, dal riconoscimento del reato di associazione mafiosa al sequestro e alla confisca dei beni mafiosi. Senza la costruzione di un movimento per l’antimafia sociale in tutta Europa, dalla Russia al Portogallo, capace di creare una coscienza diffusa e di smuovere i silenzi complici della politica e dei governi europei, non potremo vincere questa battaglia. Per i governi europei è più facile alimentare la fabbrica  della “paura” sugli immigrati e sui diversi che guardare in faccia le proprie responsabilità. E spesso, mettere a nudo e rompere le proprie collusioni con le mafie e i loro interessi economici e finanziari.</p>
<p style="text-align:justify;">____________</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong>Worauf beruht Ihr Engagement im Kampf gegen die Mafia? </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Mein politisches Engagement begann in Kalabrien, zu der Zeit als die ’Ndrangheta Grundstücke erwarb, um sie an die USA weiter zu verkaufen, die damals eine Basis in Isola di Capo Rizzuto errichteten. Zu diesem Zeitpunkt begann ich damit, meine pazifistische Arbeit mit der gegen die Mafia zu verbinden. Außerdem ist es für mich als Journalisten selbstverständlich, Nachforschungen über die ’Ndrangheta anzustellen. Schließlich hat meine Versetzung nach Sizilien mein Engagement verstärkt und es von einem reinen Forschungs- und Arbeitsgebiet in eine echte staatsbürgerliche Leidenschaft umgewandelt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ihre ersten Veröffentlichungen konzentrierten sich  auf das Aufzeigen und auf die Entlarvung der Verbindungen zwischen Mafia und Politik. Auch heute noch ist das ein äußerst brisantes Thema.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Meinen Studenten sage ich immer wieder: Während die Politik ohne die Mafia existieren kann oder könnte, kann die Mafia nicht ohne die Politik existieren. Alle Mafiazweige leben von der Verbindung mit wirtschaftlicher, politischer oder finanzieller Macht, ansonsten wären sie der normalen Kriminalität zuzuordnen. Nur die Verknüpfung mit der Politik gestattet den Aufbau eines mafiösen Systems, die Kontrolle der öffentlichen Geldströme, die Lenkung von Ausschreibungen, die Einflussnahme auf städtische Entscheidungen oder die Spekulation mit Notfällen wie beispielweise dem der Müllbeseitigung. So gelingt es ihr, gesellschaftliche Zustimmung zu erlangen, die oftmals auf Arbeitsbeschaffung beruht und die es ihr letztendlich auch möglich macht, Wahlergebnisse zu beeinflussen. Zur italienischen Geschichte gehört leider nun einmal diese Doppelbödigkeit der Politik und der Institutionen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong>Als Vorsitzender der Parlamentarischen Antimafia- Kommission haben Sie im Jahr 2008 dem Parlamentarischen Bericht über die ’Ndrangheta, dem ersten seiner Art in der Geschichte der Italienischen Republik, zu Zustimmung verholfen. Warum konnte damals die ’Ndrangheta so unterschätzt werden? Welche Tatsachen hat der Bericht zu tage gefördert?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In Italien und auf internationaler Ebene ist die ’Ndrangheta heute die stärkste und mächtigste Mafiaorganisation, denn es gelang ihr, die zentrale Schaltstelle des Kokainhandels zwischen Lateinamerika und Europa einzunehmen. Ihre Stärke ist mit zwei Faktoren zu erklären. Einerseits die Organisationsform, die auf der Blutsverwandtschaft beruht, was sie vor Aussteigern bewahrte. Hauptsächlich nach den Anschlägen, denen die Richter Borsellino und Falcone zum Opfer fielen, brachen die sogenannten <em>pentiti</em>, das Gesetz des Schweigens (die <em>omertà</em>) innerhalb der <em>Cosa nostra</em> und zerstörten so seine Glaubwürdigkeit. Der zweite Faktor besteht aus ihrer Strategie des Untertauchens. Sie hat den Staat niemals direkt herausgefordert, aber hat mit ihm zusammen gelebt, wobei sie Milliarden von Lire und Euro verwaltete. Gleichzeitig kontrollierte sie Ausschreibungen und offizielle Finanzierungen ebenso wie den Bau des Hafens von Gioia Tauro, den größten des Mittelmeerraumes. Nur mit dem Anschlag von Duisburg brach sie ihr Schweigen, um danach aber sofort wieder in der Versenkung zu verschwinden. Ich glaube allerdings, dass die ’Ndrangheta in Duisburg einen ihrer größten Fehler überhaupt begangen hat.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong>Ihrem aktuellen Buch <em>Mafia Export</em> ist zu entnehmen, dass die Mafia ein weltweites Phänomen ist. Inwiefern hat sich in den letzten Jahren die Geographie der Mafiaorganisationen verändert?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Die Mafia hatte immer internationale Ansprüche. Denken wir da nur an die Beziehungen der sizilianischen Cosa nostra. Gleiches gilt für die ’Ndrangheta und di Camorra. Während im vergangenen Jahrhundert der Vorgang der kriminellen Ausbreitung der Mafia den Strömen der italienischen Auswanderung folgte, begleitet dieser Prozess in unserem Zeitalter der Globalisierung die Finanzströme, die in direktem Zusammenhang mit den illegalen Aktivitäten stehen. Es besteht also kein Zweifel daran, dass die ’Ndrangheta selbst und unangefochten über ihre Ausbreitung und Präsenz entscheidet. Dabei ist allerdings eine Neuerung hervor zu heben: Ihre weltweite Gegenwart hat nicht nur den Zweck, eigene Geschäfte und kriminelle Aktivitäten (Drogenhandel, Geldwäsche, ökonomische Manipulationen) abzuwickeln. Sie gilt auch der Ansiedlung ihrer spezifischen Strukturen, wie ’Ndrine und anderer Niederlassungen. Sie hat gleichfalls zum Ziel, ein kulturelles und anthropologisches Modell, ein bestimmtes soziales Verhalten mit seinen spezifischen Riten, seiner eigenen Kultur und dem bekannten Modell der <em>omertà</em> zu reproduzieren. Also: wo auch immer sie eintrifft und sich ansiedelt, setzt sie sich das Ziel, ein mafiöses Stück Kalabrien zu reproduzieren.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong>Inwieweit hat die Mafia die deutsche Wirtschaft und Politik durchdrungen</strong>? </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Da die Mafia in allen deutschen Bundesländern präsent ist, scheint es im Vergleich zu anderen europäischen Staaten angebracht, in Bezug auf Deutschland von einer besonders starken mafiösen Durchsetzung zu sprechen. Seit Jahrzehnten hat sie sich hier angesiedelt, ohne dabei auf politischer, institutioneller oder ermittelnder Ebene beeinträchtigt worden zu sein. Sie hat ihr Geld gewaschen und sich ihr eigenes ökonomisches System geschaffen. Das offensichtlichste Beispiel dafür ist die italienische Gastronomie. Es wäre jedoch falsch, sich auf diesen Bereich zu beschränken. Die ’Ndrangheta hat in den Im- und Export von Agrarprodukten, in den Tourismus, in die Immobilienbranche und vor allem in den Wiederaufbaus des Ostens nach dem Mauerfall investiert. Aber sie hat Deutschland auch als Freiraum für Börsenaktivitäten und Investitionen in Gesellschaften benutzt, wie Untersuchungen über den Erwerb von Anteilen an Gazprom belegt haben.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong>Vor Kurzem erschien die deutsche Ausgabe Ihres letzten Buches <em>Mafia Export</em>. Wie ist Ihrer Meinung nach in Deutschland und allgemein in Europa der Informationsstand in Bezug auf das Phänomen Mafia? Wie sehr prägt noch heute in Deutschland und Europa das Hollywood- Klischee, welches der Film <em>Der Pate</em> begründete, das Bild von der Mafia?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ich glaube, dass der Anschlag von Duisburg der deutschen Öffentlichkeit und den Institutionen in Bezug auf das Phänomen der ’Ndrangheta und der Mafia in Deutschland die Augen geöffnet hat. Allerdings hat der Anschlag nur für einen kurzen Augenblick die Normalität des Zusammenlebens unterbrochen: Wir sind deshalb noch weit entfernt von dem notwendigen Bewusstseins- und Informationsgrad. Vor allem, wenn man berücksichtigt, dass in Deutschland parallel zur italienischen Mafia auch noch die russischen, türkischen und polnischen kriminellen Gruppierungen bestehen. Daraus entsteht ein enormes Problem krimineller Anhäufung von Profiten und folglich wirtschaftlicher Transparenz.</span></p>
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		<title>Genova per noi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 11:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[zuhause in italien]]></category>

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		<description><![CDATA[Con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così che abbiamo noi prima di andare a Genova che ben sicuri mai non siamo che quel posto dove andiamo non c‘inghiotte e non torniamo più. Paolo Conte, Genova per noi &#160; REALITÄT UND FIKTION “Genua ist eine unerträglich heruntergekommene Stadt” stellt Silvio Berlusconi anlässlich eines [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=60&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/tiziano-caviglia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-61" title="Foto: Tiziano Caviglia" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/tiziano-caviglia.jpg?w=300&#038;h=173" alt="" width="300" height="173" /></a><em>Con quella faccia un po’ così</em><br />
<em>quell’espressione un po’ così</em><br />
<em>che abbiamo noi prima di andare a Genova</em><br />
<em>che ben sicuri mai non siamo</em><br />
<em>che quel posto dove andiamo</em><br />
<em>non c‘inghiotte e non torniamo più.</em><br />
Paolo Conte, Genova per noi</h4>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">REALITÄT UND FIKTION </span><br />
<span style="color:#888888;"> </span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">“Genua ist eine unerträglich heruntergekommene Stadt” stellt Silvio Berlusconi anlässlich eines Inspektionsbesuches vor dem G 8/2001 fest. Der <em>presidente del</em> <em>consiglio</em> bemängelt sogar die Wäsche, die traditionell auf Leinen trocknet, die zwischen den eng stehenden Häuserfronten gespannt sind. Stattdessen lässt er Plastikzitrusfrüchte an Grünpflanzen in der Umgebung des <em>Palazzo Ducale</em> aufhängen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Dieser <em>Palazzo Ducale</em>, der zwischen <em>Piazza de’ Ferrari</em> und <em>Piazza Matteotti </em>liegt, befindet sich im Herzen der Stadt zwischen den schmalen Gassen (<em>carrugi)</em> des <em>centro storico</em> und den weiter östlich liegenden großbürgerlichen Stadtvierteln. Er ist – auch ganz ohne Zitrusfrüchte aus Plastik – das kulturelle Zentrum, das viel beachtete Ausstellungen zur Geschichte der Stadt, über ihren berühmten Sohn Fabrizio De André, über alte oder zeitgenössische Kunst, kurz zu den unterschiedlichsten Themen bietet.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Nach einem Blick hinauf zum Stadttor <em>Porta Soprana, </em>einem besonders markanten Teil des mittelalterlichen<em> </em>Befestigungssystems, geht es über die <em>Via San Lorenzo</em> vorbei am gleichnamigen Dom im zweifarbigen toskanisch- ligurischen Stil hinunter zur <em>Piazza Caricamento</em>, die der <em>Palazzo San Giorgio, </em>1260 zunächst als Rathaus errichtet, dominiert. Hier befinden wir uns am <em>Porto Antico, </em>wo Renzo<em> </em>Piano einige moderne Akzente setzte. Der Blick zum Horizont und hinaus auf das Meer wird bald eingefangen von <em>La  Lanterna</em>, dem Wahrzeichen der Hafenstadt <em>Zena</em>, wie sie im ligurischen Dialekt heißt. Geht man geradewegs auf diesen Leuchtturm zu, vorbei am <em>Acquario</em> und an der<em> Nave Italia,</em> gelangt man zum<em> Ponte delle chiatte</em>, wo sich auf einer sanft in der Sonne schaukelnden Bank über dem Meer bald wohltuende innere Ruhe einstellt. Dabei fasziniert der Panoramablick zurück auf das amphitheaterartig angeordnete Halbrund der Stadt.</span></p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">LEIDENSCHAFT FÜR DAS MEER UND FUßBALLBEGEISTERUNG</span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In unmittelbarer Nähe des modernen Aquariums, liegen zahlreiche ältliche Fischerboote in einem abgetrennten Hafenbecken. Holzschiebkarren, deren verblasste Farbe abblättert, stehen wie vergessen am Rande der anliegenden Kaimauer. Auf einer solchen Schiebkarre bieten zwei Fischer ihren wenig umfangreichen Fang lebhaft gestikulierend zum Kauf an. Offensichtlich sind sie soeben von einer Ausfahrt zurückgekehrt. Ihre von Sonne und Wind gezeichneten Gesichter und der unüberhörbare genuesische Dialekt beschwören unwillkürlich Fabrizio De Andrés <em>Creuza de m</em></span><em>ä</em><span style="color:#888888;"><em> </em> herauf, insbesondere die ersten Zeilen dieses Liedes, das einem als bahnbrechend gefeierten Studioalbum (1984) den Titel gab :</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>Umbre de muri muri de mainé dunde ne vegnì duve l&#8217;è ch&#8217;ané&#8230; (Ombre di facce facce di marinai da dove venite dov&#8217;è che andate…).</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Wofür diese beiden Fischer sich wohl damals entschieden haben mögen, als sie bei ihrer ersten Anheuerung zwischen dem sprichwörtlichen Recht zu jammern (<em>mugugná</em>) und einem Heuerzuschlag wählen mussten bzw. durften? Eine wahrlich schwierige Alternative für einen Ligurer, dem großer Hang zu Geiz und Geklage nachgesagt wird <em>(&#8220;Sensa vin se navega, sensa mugugni no&#8221;.</em>).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Nicht minder sprichwörtlich ist das „Derby della Lanterna“, das vermeintlich heißeste Fußball-Lokalderby Italiens, wenn der traditionsreiche Genoa (Genoa CFC) gegen die jüngere Samp (UC Sampdoria Genova) spielt. In Genua dauert das Derby nicht 90 Minuten, sondern 365 Tage, heißt es in Hinblick auf die öffentliche Aufmerksamkeit und die Leidenschaft der Fans, die eine Atmosphäre schaffen, die selbst ein alter Hase wie Marcello Lippi beeindruckt hervorhebt.</span></p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">MIT FABER DURCH DAS HISTORISCHE ZENTRUM</span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Nach dem ersten Panoramaeindruck von der Stadt und einer punktuellen Vertiefung bis hin zum Vorurteil, bietet sich das weitere Eintauchen ins Detail, sprich ein Gang in die<em> carrugi </em>des<em> centro storico</em> an. Zunächst warten jedoch die <em>Portici di Sottoripa</em> mit ihren multikulturellen Läden, ihren genuesischen <em>friggitorie</em>, zahlreichen <em>bar</em> und <em>ristoranti</em>. Spätestens am mittelalterlichen Stadttor <em>Torre dei Vacca</em> geht es dann rechts hinein in den vor allem morgens sehr belebten <em>carrugio lungo</em>, der fast parallel zur Küste verläuft. Hier, in Richtung <em>Ponente</em>, also Westen, trägt er den Namen <em>Via Pré</em>, eine Straße, die zur Wohn- und Arbeitstätte vieler zugewanderter Afrikaner wurde. In diesem Teilstück stehen auch die romanische Kirche <em>San Giovanni</em> und die einstige Unterkunft der Pilger auf dem Weg ins Heilige Land, <em>Commenda di Pré</em>. Graffiti wie <em>sfruttati di tutto il mondo, uniamoci</em> unterstreichen die Lebenssituation der hier lebenden <em>extracomunitari</em>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In Richtung Levante beginnt die von Fabrizio De André besungene <em>Via del Campo. </em>Auf der linken Seite, gleich im Haus Nummer 22r, liegt der Musikladen von Fabrizios Freund Gianni Tassio, ein kleines De André Museum, dessen Zukunft nach Tassios Tod ungewiss ist, obwohl die Stadt verspricht, sich für den Erhalt einzusetzen.<em> </em>An der kleinen<em> Piazza del campo </em>gleich gegenüber finden sich weitere Referenzen an den viel zu früh verstorbenen Faber (1940-1999), eine Gedenktafel mit seinem Antlitz und dem Zitat: <em>Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior</em>&#8230; Erst kürzlich hinzugekommen ist<em> </em>die Bar <em>La cattiva strada, </em>deren Name auf eine Metallgitarre geritzt wurde, die über der Eingangstür des Lokals hängt<em>.</em> Zu nur annähernd vergleichbarer Popularität oder einem ähnlichen Kultstatus gebracht, hat es keine der anderen in Genua geborenen berühmten Persönlichkeiten, wie z. B. Cristoforo Colombo, Niccolò Paganini, Renzo Piano oder Vittorio Gassmann.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Unbedingt empfehlenswert ist auch ein Panoramablick auf Stadt und Hafen von oben. Der Berg <em>Righi</em> ist mit einer Standseilbahn vom <em>Largo della</em> <em>Zecca </em>aus zu erreichen und liegt von den hier genannten Aussichtspunkten am höchsten. Besonders charakteristisch ist auch die Fahrt mit dem nostalgischen Fahrstuhl von der <em>Piazza Portello</em> hinauf auf die <em>Spianata del Castelletto (Belvedere Montaldo)</em>, die direkt über der berühmten <em>Strada nuova</em>, der<em> Via Garibaldi </em>mit den eleganten <em>Palazzi dei Rolli </em>liegt. Als lohnenswert erweist sich auch die Fahrt mit der Zahnradbahn <em>(cremagliera</em>)<em> </em>zum weiter westlich angesiedelten <em>Castello D’Albertis. </em>An all diesen Punkten wird der Besucher mit grandiosen Ausblicken auf die Dächer der Stadt, ihre zahlreichen Türme, Kirchen und den gesamten Hafen belohnt. Es ist schwierig zu entscheiden, welche der Aussichten imposanter ist. Ganz besonders schön ist es jedoch, hier spontan mit einem der alteingesessenen <em>Genovesi</em> ins Gespräch zu kommen und den bereitwilligen lokalpatriotischen Erläuterungen über die uns zu Füßen liegende Stadt zu la<span style="color:#808080;">uschen: „Guardi, <ins datetime="2010-10-21T16:49" cite="mailto:G.%20Pommerenke">l</ins><ins datetime="2010-10-25T10:59" cite="mailto:Paolo%20Ferrone">ag</ins>giù&#8230; e ora, guardi la<ins datetime="2010-10-21T16:49" cite="mailto:G.%20Pommerenke">s</ins>s<ins datetime="2010-10-21T16:49" cite="mailto:G.%20Pommerenke">ù</ins>&#8230;“.</span></span></p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">KULINARISCHE SPEZIALITÄTEN</span></h5>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>A queste pance vuote cosa gli darà</em> <em>cosa da bere, cosa da mangiare /</em></span><span style="color:#888888;"><em> frittura di pesciolini, bianco di Portofino cervelle di agnello nello stesso vino /</em></span><span style="color:#888888;"><em> lasagne da tagliare ai quattro sughi pasticcio in agrodolce di lepre di tegole</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">lautet eine „Menüempfehlung“ des bereits zitierten Liedermachers<em> </em>Faber, der an so zahlreichen Punkten der Stadt präsent ist<em>. </em>Zu den weiteren kulinarischen Spezialitäten Genuas zählen die <em>Pansotti al sugo di</em> <em>noci</em> und die allbekannten <em>Trofie al pesto, </em>natürlich mit ein<em> </em>paar Brechbohnen- und Kartoffelstücken serviert<em>.</em> Unbedingt probieren sollte der Besucher auch die volkstümliche <em>Fri<ins datetime="2010-10-20T10:50" cite="mailto:Paolo%20Ferrone">t</ins>tella di</em> <em>Baccalà </em>(gebackener Stockfisch) oder die archaisch anmutende <em>Farinata </em>(<em>Fainà</em>),<em> </em>eine Kichererbsentarte, sowie den <em>Polpettone di fagiolini</em> oder eine andere <em>Torta di</em> <em>verdura, </em>die in einer der traditionellen<em> friggitorie </em>oder in einer<em> sciamadda </em>zu erhalten sind.<em> Sciamadda </em>bedeutet ins<em> </em>Italienische übersetzt <em>fiammata, </em>Flamme, und bezieht sich offensichtlich auf den immer unerlässlichen Holzofen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Aus dem nahen Recco, der „gastronomischen Hauptstadt Liguriens“ an der <em>Riviera di Levante,</em> stammt ursprünglich die <em>focaccia, </em>die man in <em>etti</em> (100Gramm), also nach Gewicht, kauft. Sie wird in den zahlreichen <em>focaccerie </em>der ligurischen Hauptstadt laufend frisch hergestellt. Da von ihnen ein besonders köstlicher Duft ausgeht, vor allem wenn gerade <em>eine foccaccia al formaggio</em> zubereitet wird, sind sie nicht zu verfehlen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Den Charme dieser schönen und interessanten, auch kulturell äußerst aktiven Stadt erkannten auch verschiedene Autorenfilmer, die Genua zum Schauplatz ihrer Filme machten. Beispielhaft seien hier nur Silvio Soldinis <em>Agata e la tempesta</em> oder <em>Giorni e Nuvole</em> genannt, in denen die pittoreske Heimatstadt von Regisseuren wie Enrico Germi und Giuliano Montaldo, ins rechte Licht gesetzt wird. Das <em>Genova Film Festival</em> ist übrigens eines der wichtigsten ligurischen Kulturereignisse. Da sage noch jemand, Genua lohne nur als Einstiegshafen für eine Mittelmeerkreuzfahrt.</span></p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><span style="color:#000000;">________</span></span></h5>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">FINZIONE E REALTÀ</span></h5>
<p style="text-align:justify;">“Genova è una città di un degrado inaccettabile” afferma Silvio Berlusconi in occasione di un sopralluogo per il G8 del 2001. Il Presidente del Consiglio critica addirittura il bucato, tradizionalmente lasciato ad asciugare su cordicelle tese tra le fitte case, e fa invece appendere dei limoni di plastica su delle piante verdi nelle vicinanze di Palazzo Ducale.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo Palazzo Ducale, che giace tra Piazza de’ Ferrari e Piazza Matteotti, si trova nel cuore della città, tra gli stretti vicoli (i carrugi) del centro storico e i quartieri borghesi situati più a est. E anche senza limoni di plastica ne è il centro culturale. Offre, infatti, apprezzate mostre sulla storia della città, sul suo famoso figlio Fabrizio De André, sull’arte moderna e contemporanea, insomma sui temi più disparati.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo uno sguardo verso l’alto sulla porta della città, Porta Soprana, un pezzo di spicco delle mura di cinta medievali, attraversando via San Lorenzo e passando davanti al duomo omonimo dal tipico stile bicolore tosco-ligure, si scende fino a Piazza Caricamento, che è dominata da Palazzo San Giorgio, eretto nel 1260 come sede del municipio.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci troviamo qui nel Porto Antico, dove Renzo Piano ha introdotto accenti di modernità. Lo sguardo all’orizzonte in direzione del mare viene presto catturato dalla Lanterna, il simbolo di <em>Zena</em>, come questa città portuale viene chiamata nel dialetto ligure. Se si va dritti verso questo faro, superando l’Acquario e la Nave  Italia si raggiunge il Ponte delle Chiatte. Qui, su una banchina soleggiata che dondola nel mare, si insinua ben presto una sensazione di tranquillità interiore.</p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">PASSIONI CITTADINE: IL MARE E IL CALCIO</span></h5>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/emanuela-molini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-66" title="Foto: Emanuela Molini" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/emanuela-molini.jpg?w=594" alt=""   /></a>Nelle immediate vicinanze del moderno acquario giacciono, in una darsena separata, tante vecchie barche. Carretti di legno scoloriti stanno dimenticati ai bordi del muro della banchina. Su un carretto di questi, due pescatori cercano di vendere quel poco che hanno pescato gesticolando vivacemente. Evidentemente sono appena tornati da un’uscita. Le loro facce segnate da sole e vento e l’inconfondibile dialetto genovese evocano involontariamente <em>Creuza de Mä</em> di Fabrizio De André, in particolare i primi versi di questa canzone, che diede il titolo ad un album celebrato come precursore (1984):</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Umbre de muri muri de mainé dunde ne vegnì duve l&#8217;è ch&#8217;ané&#8230; (Ombre di facce facce di marinai da dove venite dov&#8217;è che andate…).</em></p>
<p style="text-align:justify;">Che cosa avranno scelto questi due pescatori al loro primo imbarco, tra il diritto proverbiale di lamentarsi (<em>mugugnà</em>) e una paga abbondante? Un’alternativa davvero difficile per un ligure, la cui tendenza all’avarizia e ai mugugni viene spesso ripetuta <em>(&#8220;Sensa vin se navega, sensa mugugni no“.</em>).</p>
<p style="text-align:justify;">Non meno proverbiale è il derby della Lanterna, considerato il derby più caldo d’Italia, tra il Genoa, ricco di tradizione, e la più giovane Sampdoria. Si dice che a Genova il derby non duri 90 minuti ma 365 giorni l’anno, in considerazione dell’attenzione pubblica e della passione dei tifosi, capaci di creare un&#8217;atmosfera tale da impressionare anche una vecchia volpe come Marcello Lippi.</p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">CENTRO STORICO IN COMPAGNIA DI FABER</span></h5>
<p style="text-align:justify;">Dopo il primo sguardo al panorama della città e una sortita più profonda fino al pregiudizio, viene il momento di immergersi ulteriormente nel dettaglio, vale a dire fare un giro nei carrugi del<em> centro storico</em>. Prima, però, ci attendono i <em>Portici di Sottoripa</em> con i loro negozi multiculturali, le loro <em>friggitorie</em> genovesi, numerosi <em>bar</em> e <em>ristoranti</em>. Al più tardi all’altezza della porta medievale <em>Torre dei Vacca</em> si entra quindi a destra nel <em>carrugio lungo</em>, molto frequentato soprattutto la mattina, che corre quasi parallelo alla costa. Qui, in direzione Ponente, prende il nome di <em>Via Pré</em>, una strada diventata il luogo di alloggio e di lavoro di tanti immigrati africani. In questo tratto si trovano anche la chiesa romanica di <em>San Giovanni</em> e l’ex alloggio dei pellegrini diretti verso la Terra Santa, la <em>Commenda</em><em> di Pré</em>. Murales come <em>“sfruttati di tutto il mondo, uniamoci”</em> sottolineano la condizione degli extracomunitari che vivono qui.</p>
<p style="text-align:justify;">In direzione Levante comincia la <em>Via</em><em> del Campo</em> cantata da Fabrizio De Andrè.<em> </em>Sul lato sinistro, al numero 22r, c’è il negozio di musica dell’amico di Fabrizio, Gianni Tassio, un piccolo “museo De André”, il cui futuro è incerto dopo la morte di Tassio, sebbene la città abbia promesso di impegnarsi per il suo mantenimento. Proprio di fronte alla piccola<em> Piazza del campo </em>è possibile rinvenire altri riferimenti a Faber, venuto a mancare troppo presto (1940-1999), come una targa commemorativa con il suo viso e la citazione: <em>Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior</em>&#8230; Solo da poco si è aggiunto il bar <em>La cattiva strada, </em>il cui nome è stato intagliato su una chitarra di metallo appesa sopra l’ingresso. Nessuna delle altre personalità nate a Genova, come Cristoforo Colombo, Niccolò Paganini, Renzo Piano o Vittorio Gassmann, per fare qualche esempio, è riuscita anche solo ad avvicinarsi ad una popolarità paragonabile o divenire un simile oggetto di culto.</p>
<p style="text-align:justify;">Assolutamente da consigliare è anche il panorama dall’alto su città e porto. La montagna Righi si raggiunge con una funicolare da <em>Largo della</em> <em>Zecca </em>ed è il più alto punto di osservazione. Molto caratteristico è anche il percorso con il nostalgico ascensore da <em>Piazza Portello</em> alla <em>Spianata del Castelletto (Belvedere Montaldo), </em>che affaccia direttamente sulla famosa <em>Strada nuova, Via Garibaldi</em>,<em> </em>con gli eleganti <em>Palazzi dei Rolli</em>. Ma vale la pena anche una tratta con la <em>cremagliera </em>fino al <em>Castello D’Albertis</em>, situato più a ovest.<em> </em>In tutti questi punti, il visitatore viene ricompensato con grandiose viste sui tetti della città, le sue numerose torri, le chiese e l’intero porto.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ difficile decidere quale punto di osservazione sia più imponente. Ma è davvero bello attaccar discorso con un genovese di vecchia data e ascoltarne le spiegazioni sollecite e piene di orgoglio sulla città che giace ai nostri piedi: “Guardi, laggiù… e ora, guardi lassù…”.</p>
<h5 style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">SPECIALITÀ GENOVESI</span></h5>
<p style="text-align:justify;"><em>A queste pance vuote cosa gli darà</em> <em>cosa da bere, cosa da mangiare</em> / <em>frittura di pesciolini, bianco di Portofino cervelle di agnello nello stesso vino /</em><em> lasagne da tagliare ai quattro sughi pasticcio in agrodolce di lepre di tegole</em></p>
<p style="text-align:justify;">consiglia da mangiare il già citato Faber, presente in così tanti punti della città. Tra le altre specialità culinarie di Genova sono da annoverare i <em>Pansotti al sugo di</em> <em>noci</em> e le famose <em>Trofie al pesto, </em>naturalmente servite con fagiolini e patate a pezzi. Assolutamente da provare per il visitatore sono anche le popolari frittelle di baccalà o la tradizionale <em>Farinata </em>(<em>Fainà</em>),<em> </em>una crostata di ceci, così come il <em>Polpettone di fagiolini</em> o un’altra <em>Torta di</em> <em>verdura, </em>che si possono trovare in una tradizionale friggitoria o in una sciamadda. “Sciamadda” significa in italiano “fiammata”, evidentemente in relazione al sempre presente e irrinunciabile forno a legna.</p>
<p style="text-align:justify;">Originaria di Recco, la “capitale gastronomica della Liguria” sulla riviera di Levante, è invece la focaccia, che viene comprata a peso, in etti. Viene sfornata sempre fresca nelle numerose focaccerie del capoluogo ligure. Visto il delizioso profumo che emanano, soprattutto quando si prepara una focaccia al formaggio, non è possibile farsele sfuggire.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo charme di questa città bella e interessante, ma anche culturalmente attivissima è stato riconosciuto anche da diversi registi, che hanno fatto di Genova la scena dei loro film. Basti pensare ai film di Silvio Soldini <em>Agata e la tempesta</em> o <em>Giorni e Nuvole</em>, nei quali la pittoresca città che ha dato i natali a registi come Enrico Germi e Giuliano Montaldo, viene illuminata sotto una luce autentica. D’altra parte, il <em>Genova Film Festival</em> è uno degli eventi culturali più importanti in Liguria. …E poi c’è chi dice che Genova sia buona solo come porto per una crociera nel mediterraneo.</p>
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		<title>Die letzte Mutter</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Sep 2010 11:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[literatur]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao! hat Michela Murgia interviewt, in Italien eine der überraschendsten literarischen Neuentdeckungen der letzten Jahre. Quando ad un mio compleanno la nonna mi diceva che “finivo” gli anni, andavo puntualmente in confusione sulla mia età. Ma come, “finivo”? Io dodici anni li “facevo”, anzi proprio di lì avrei cominciato a dire di averne dodici. Non [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=69&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align:justify;"><em>Ciao! hat Michela Murgia interviewt, in Italien eine der überraschendsten literarischen Neuentdeckungen der letzten Jahre.</em></h4>
<p style="text-align:justify;">Quando ad un mio compleanno la nonna mi diceva che “finivo” gli anni, andavo puntualmente in confusione sulla mia età. Ma come, “finivo”? Io dodici anni li “facevo”, anzi proprio di lì avrei cominciato a dire di averne dodici. Non potevo in nessun modo sospettare che “compiere” potesse essere un sinonimo di “finire”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono parole a doppio taglio, che si incastrano in un confine logico e rendono la lingua una costruzione così misteriosa e affascinante. Una lingua maestra in questo è sicuramente il tedesco: quale studente di filosofia non ha in mente l’“aufheben” di Hegel, il “togliere” e “superare” allo stesso tempo?</p>
<p style="text-align:justify;">Se restiamo però al ‘finire’, c’è una parola nella lingua sarda che può fare invidia al tedesco: “accabai”. “Accabai” vuol dire infatti “interrompere”, ma anche “portare a compimento”: due significati a prima vista diametralmente opposti (ti sarebbe piaciuta questa, eh Hegel?).</p>
<p style="text-align:justify;">E’ nei meandri di questa contraddizione, tutt’altro che meramente linguistica, che si sviluppa il romanzo che vogliamo presentarvi: <em>Accabadora</em>, di Michela Murgia.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/murgia_bassocannarsa-03_sw.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-72" title="Michela Murgia © BASSO CANNARSA" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/murgia_bassocannarsa-03_sw.jpg?w=594" alt=""   /></a>Di Michela Murgia non si può certo dire che viva tra le nuvole della letteratura. Ha 37 anni e può contare su esperienze lavorative come: venditrice di multiproprietà, operatrice fiscale, dirigente amministrativo in una centrale termoelettrica, portiere di notte. Oggi la Murgia non è considerata altro che una scrittrice. Ed anche piuttosto brava.</p>
<p style="text-align:justify;">Divenuta famosa grazie alla trasposizione cinematografica del suo <em>Il mondo deve sapere</em> (il film è la commedia di Virzì <em>Tutta la vita davanti</em>), la Murgia ha pubblicato lo scorso anno il suo primo romanzo, <em>Accabadora</em>. Alberto Asor Rosa, decano dei critici letterari italiani, l’ha accostata a Roberto Saviano e ad altri giovani autori accomunati dall’esigenza di uno spostamento “dal centro alla periferia” che la letteratura italiana starebbe attuando nella sua ultima generazione.</p>
<p style="text-align:justify;">La “periferia” di Michela Murgia (anche se lei non accetterebbe mai questa definizione, vedi intervista seguente) è la Sardegna. Più precisamente, in <em>Accabadora</em>, è un paesino sardo negli anni ’50, Soreni. Lì cresce Maria, fino a sei anni d’età semplicemente l’“ultima” di quattro figlie; dopo, “figlia d’anima” adottata da Bonaria, la sarta del paese. Maria sarà in realtà l’ultima nella piccola comunità a scoprire che la sarta Bonaria Urrai è l’“accabadora” di Soreni, cioè (secondo una figura sospesa in Sardegna tra storia e mito) colei che pone fine alle sofferenze dei morenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Può un simile compito essere affidato ad una persona? Sarà lei sempre capace di distinguere tra pietà e delitto? E come cambierà il rapporto tra Bonaria e Maria?</p>
<p style="text-align:justify;">Michela Murgia ha scritto <em>Accabadora</em> mentre in Italia alcuni casi accendevano il dibattito sull’eutanasia. Nonostante il salto spazio-temporale-narrativo dall’oggi a questa piccola comunità sarda del dopoguerra misuri la distanza che corre tra la pratica dell’eutanasia e il rituale dell’accabadura, non vengono certo meno gli spunti di riflessione sul tema attuale del “donare la morte”.</p>
<p style="text-align:justify;">Michela Murgia è venuta ad Amburgo a presentare l’edizione tedesca (Wagenbach) del suo romanzo. <em>ciao!</em> l’ha intervistata.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><strong>Michela Murgia, complimenti per il suo romanzo, sempre più premiato e ora tradotto anche in Germania. Ma è vero che neanche gli italiani hanno il privilegio di leggere l’originale dato che i dialoghi erano scritti in sardo?</strong></span><br />
E’ vero, all&#8217;inizio non riuscivo a immaginare che persone che storicamente non conoscevano che la loro lingua potessero esprimersi con proprietà in quella che a tutti gli effetti in Sardegna era ancora una lingua straniera, cioè l&#8217;italiano. La traslazione al registro corrente ha richiesto molto lavoro e alcune cose non è stato possibile tradurle completamente, perché mancava il concetto in italiano.&nbsp;</p>
<p><span style="color:#0000ff;"> <strong>In <em>Accabadora</em> il personaggio della prima madre (quella naturale) viene oscurato dalla figura dell’ultima madre (che pone fine alla vita): Secondo lei la maternità ha più a che fare con la morte che con la nascita?</strong> </span><br />
Le due cose sono così strettamente connesse che è difficile scinderle per contrapporle. Forse la morte e la nascita sono la stessa madre che canta piano melodie diverse, una per far giocare e l&#8217;altra per far dormire, senza aderire a un modello senza sfumature.</p>
<p><span style="color:#0000ff;"> <strong>C&#8217;è da essere nostalgici oggi di un senso della comunità (figli d&#8217;anima e modo collettivo di vivere la morte in <em>Accabadora</em>) soppiantato da un forte individualismo?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Credo che ogni comunità elabori le risposte alle domande del suo presente, e le domande del nostro presente evidentemente non sono le stesse che si poneva la comunità di cui Soreni è metafora letteraria. Se questo sia un bene o un male è un quesito moralista, la storia non ha morale, solo ricorrenze e necessità. La domanda se ci sia ancora bisogno di una comunità più coesa paradossalmente richiederebbe una risposta individuale, non collettiva.&nbsp;</p>
<p><span style="color:#0000ff;"> <strong>In che misura la Sardegna è oggi sempre meno “staccata” dall’Italia, per usare le parole della piccola Maria?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Al contrario io penso che il distacco della Sardegna dall&#8217;Italia sia sempre più evidente, ora che le foglie di fico di una inesistente unità nazionale stanno cadendo una ad una davanti al plotone organizzatissimo dei regionalismi più feroci. La Sardegna, che feroce non è mai stata, sta semplicemente relativizzando l&#8217;esperienza con l&#8217;Italia come in passato ha fatto con quella cartaginese, romana, pisana, genovese, spagnola, piemontese&#8230; nel corso della nostra storia il legame politico &#8211; e sottolineo politico &#8211; con l&#8217;Italia non è nemmeno quello che è durato più a lungo.&nbsp;</p>
<p><span style="color:#0000ff;"> <strong>Anche questo suo libro diverrà un film?</strong> </span><br />
I diritti sono stati acquistati, sì. Ma se diverrà un film dipenderà molto dai finanziamenti che la produzione riuscirà ad ottenere per realizzarlo secondo i suoi progetti, che sono ambiziosi.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><strong>Ci consiglia un libro di un altro giovane scrittore italiano?</strong> </span><br />
Francesco Abate e il suo <em>Cattivo Cronista</em>, che ha appena vinto il prestigioso Prix Littéraire Jeunes Européens, prendendosi la soddisfazione di far arrivare secondo Ian McEwan.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"> <strong>Lei ha fatto i lavori più diversi nella sua vita: qual è il più divertente?</strong> </span><br />
Non esistono lavori divertenti, solo lavoratori con il senso dell&#8217;umorismo. Io mi divertivo anche a consegnare cartelle esattoriali.</p>
<p style="text-align:justify;">_______</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Wenn meine Oma mir anlässlich meines Geburtstages sagte, dass ein Lebensjahr abgelaufen sei, brachte sie mich regelmäßig durcheinander. Was sollte denn das heiβen? Ich wurde zum Beispiel zwölf Jahre alt und konnte endlich sagen, dass ich zwölf Jahre alt wäre. Trotzdem meinte sie: „Dein zwölftes Lebensjahr ist abgelaufen“. Damals ahnte ich noch nicht, dass die Verben „compiere“ und „finire“, die in diesem Zusammenhang im Italienischen benutzt werden, Synonyma sind.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Es gibt bekanntlich Wörter mit doppelter Bedeutung, die an eine logische Grenze stoßen und so die Sprache zu einem geheimnisvollen und faszinierenden Gebäude machen. Die deutsche Sprache zeichnet sich auf diesem Gebiet durch eine besondere Meisterschaft aus. Welcher Philosophiestudent erinnert sich nicht an das “Aufheben“ bei Hegel, das gleichzeitig „entfernen“ und „behalten“ bedeuten kann?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Kommen wir jedoch noch einmal auf das „Vollenden“ zurück.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Im Sardischen gibt es ein Verb, das sich in dieser Hinsicht durchaus mit dem Deutschen messen kann. „Accabai“ bedeutet in der Tat sowohl „unterbrechen“ als auch „vollenden“, hat also zwei auf den ersten Blick diametral entgegengesetzte Bedeutungen (Das hätte dir, lieber Hegel, gefallen was?!). In den Mäandern eines solchen Wiederspruchs, der keineswegs nur rein sprachlich zu verstehen ist, entwickelt sich der Roman von Michela Murgia, den wir hier vorstellen wollen: <em>Accabadora</em>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Michela Murgia lebt keineswegs im Wolkenkuckucksheim der Literatur. Sie ist 37 Jahre alt und kann auf die unterschiedlichsten beruflichen Erfahrungen zurückblicken. So verdiente sie ihren Lebensunterhalt als Maklerin für Timesharingimmobilien, Mitarbeiterin des Finanzamtes, Verwaltungsangestellte eines Elektrizitätswerkes, Nachtportier. Heute ist Michela Murgia nur noch Schriftstellerin. Und zwar eine ziemlich gute Schriftstellerin! Erste Bekanntheit erlangte sie durch Paolo Virzìs Verfilmung ihres Tagebuchs „Il mondo deve sapere“ (dt.: „Die Welt soll es wissen“) unter dem Titel „ Tutta la vita davanti“. Im letzten Jahr veröffentlichte sie ihren ersten Roman <em>Accabadora. </em>Alberto Asor Rosa, der Doyen der italienischen Literaturkritik, stellt Murgia auf eine Stufe mit Roberto Saviano und anderen jungen Autoren, die allesamt die Forderung nach einer „Verlagerung vom Zentrum in die Peripherie“ verbindet, eine Verlagerung, die laut Rosa zur Zeit schon von der jungen Schriftstellergeneration vollzogen wird.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Michela Murgias Peripherie wäre demnach Sardinien, auch wenn sie diese Definition niemals akzeptierte (vgl. das folgende Interview). Um ganz genau zu sein, ist ihre Peripherie Soreni, ein kleines sardisches Dorf in den Fünfziger Jahren. Dort wächst Maria auf, die bis zu ihrem sechsten Lebensjahr nur die letzte von vier Töchtern ist, bis sie als „Kind des Herzens“ von Bonaria, der Dorfschneiderin, adoptiert wird. Dennoch bleibt Maria tatsächlich das letzte Mitglied dieser kleinen Dorfgemeinschaft, welches schließlich entdeckt, dass Bonaria Urrai die <em>Accabadora</em> (nach einer sardischen Figur zwischen Geschichte und Mythos) von Soreni ist, d.h. die Person, die dem Leiden Sterbender ein Ende setzt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Kann eine solche Aufgabe überhaupt einem Menschen anvertraut werden? Wird sie in allen Fällen dazu in der Lage sein, zwischen Mitgefühl und Verbrechen zu unterscheiden? Und wie wird sich die Beziehung zwischen Maria und Bonaria entwickeln?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Michela Murgia schrieb <em>Accabadora</em>, während sich in Italien die Euthanasiedebatte aufgrund einiger aktueller Fälle heftig zuspitzte.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Der große räumliche, zeitliche und narrative Sprung von der Gegenwart in jenes kleine sardische Dorf der Nachkriegszeit und die Distanz, welche zwischen einer heute vorstellbaren Euthanasiepraxis und dem Ritual der <em>Accabadora</em> liegen, verringern keineswegs die Anzahl der Denkanstöße, die dieser Roman zum Thema der Tod als „Gabe“ bietet.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Als Michela Murgia in Hamburg die bei Wagenbach erschienene deutsche Ausgabe ihres Romans vorstellte, hat ciao! sie interviewt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><strong>Michela Murgia, unsere Glückwünsche zu ihrem Roman, der laufend ausgezeichnet wird und nun auch in Deutschland erschienen ist. Stimmt es, dass selbst Italien nicht die Ehre zuteil wird, die Originalfassung zu lesen, da Sie alle Dialoge im sardischen Dialekt geschrieben haben?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ja, das ist zutreffend. Zu Anfang gelang es mir nicht, mir vorzustellen, dass Menschen, die in der historischen Realität ausschließlich ihre eigene Sprache beherrschten, sich des Italienischen bedienen könnten, d.h. einer Sprache, die damals auf Sardinien noch eine Fremdsprache war.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Die Umsetzung hat sehr viel Arbeit verursacht. Einiges konnte nicht vollständig übersetzt werden, da es entsprechende italienische Begriffe nicht gibt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">In <em>Accabadora</em> wird die Figur der (natürlichen) Mutter überschattet von der Figur der „letzten Mutter“ (die dem Leben ein Ende setzt). Sind sie der Meinung, dass Mutterschaft mehr mit dem Tod als mit der Geburt zu tun hat?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Die zwei Phänomene sind so eng miteinander verbunden, dass es mir problematisch erscheint, sie zu trennen, um einen Gegensatz zwischen ihnen aufbauen. Vielleicht sind Tod und Geburt dieselbe Mutter, die jeweils unterschiedliche Melodien leise singt, einmal um zum Spielen einzuladen, das andere Mal um zum Einschlafen zu verhelfen, ohne damit nun andere Deutungsnuancen ausschließen zu wollen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><strong>In <em>Accabadora</em> erleben wir die „Tochter des Herzens“ und das gemeinsame Tragen des Todes. In der Gegenwart wird der Gemeinschaftssinn jedoch von einem ausgeprägten Individualismus verdrängt. Müssen wir uns deshalb mit Wehmut der Vergangenheit erinnern? </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Jedes Gemeinwesen sucht Antworten auf die Fragen seiner Gegenwart. Die Probleme, die uns bewegen, entsprechen offensichtlich nicht denjenigen, die sich das Gemeinwesen stellte, für das Soreni eine literarische Metapher ist. Ob dieses nun gut oder schlecht ist, betrachte ich als eine moralistische Frage. Die Geschichte kennt jedoch keine Moral, sondern nur Wiederholungen und Zwänge. Paradoxerweise erfordert die Frage, ob wir heute mehr Zusammenhalt in der Gesellschaft brauchen, nicht eine kollektive, sondern eine individuelle Antwort.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">In welchem Maß ist Sardinien heute immer weniger von Italien „abgekoppelt“, um die Worte der kleinen Maria zu benutzen?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Meiner Meinung nach wird der Graben zwischen Italien und Sardinien laufend offensichtlicher. Der Regionalismus organisiert sich immer besser und wird zunehmend kämpferischer. So gewinnt er die Oberhand über die nationale Einheit, der nur noch die Rolle des „Feigenblattes“ bleibt. Sardinien, das eigentlich nie besonders kämpferisch war, überdenkt nun auch seine Erfahrungen mit Italien, wie es bereits seine Erfahrungen mit Karthago, Rom, Pisa, Genua, Spanien und dem Piemont relativiert hat. Im Laufe unserer Geschichte gehört die politische Bindung an Italien &#8211; und ich betone: die rein politische Bindung -, nicht einmal zu denjenigen, die am längsten gedauert haben.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;"><strong>Soll auch dieses Buch verfilmt werden?</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ja, die Filmrechte sind bereits erworben worden. Aber die filmische Umsetzung wird sehr von der Finanzierung abhängen, welche die Produktion erhalten kann, denn ihr Vorhaben ist sehr ehrgeizig.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Würden Sie uns ein Buch eines anderen jungen italienischen Schriftstellers empfehlen?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Francesco Abate und sein <em>Il Cattivo Cronista</em>, der soeben mit dem angesehenen <em>Prix Litteraire des Jeunes Européens </em>ausgezeichnet wurde und dem damit das Kunststück gelang, Ian Mac Ewan auf den zweiten Platz zu verweisen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Sie hatten in Ihrem Leben bereits viele verschiedene Jobs. Welcher davon war am unterhaltsamsten?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Es gibt keine vergnüglichen Arbeiten. Es gibt nur humorvolle Arbeiter. Ich kann mich z. B. auch beim Zustellen von Steuerbescheiden vergnügen.</span></p>
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			<media:title type="html">Michela Murgia © BASSO CANNARSA</media:title>
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		<title>Der Italiener des Jahres 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ciao! erklärt Claudio Magris, den Germanisten aus Triest, zum &#8220;Italiener des Jahres 2009&#8243;. Hier unsere Gründe&#8230; Claudio Magris é l’italiano dell’anno 2009. Si chiude cosí un anno ricco di soddisfazioni per questo professore triestino, classe 1939, che saggio dopo saggio, e romanzo dopo romanzo, ha conquistato i lettori della sua cara Europa, e non solo, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=84&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h4><em>ciao!</em><em> erklärt Claudio Magris, den Germanisten aus Triest, zum &#8220;Italiener des Jahres 2009&#8243;. </em><em>Hier unsere Gründe&#8230;</em></h4>
</div>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/5-magrisc2a9g-giovannetti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-85" title="Claudio Magris. Foto: Giovanni Giovannetti" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/5-magrisc2a9g-giovannetti.jpg?w=594&#038;h=877" alt="" width="594" height="877" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Claudio Magris é l’italiano dell’anno 2009. Si chiude cosí un anno ricco di soddisfazioni per questo professore triestino, classe 1939, che saggio dopo saggio, e romanzo dopo romanzo, ha conquistato i lettori della sua cara Europa, e non solo, vincendo premi letterari in fila e arrivando negli ultimi anni ad essere tra i favoriti per il Nobel per la Letteratura. Se conosciamo un po’ il professor Magris, sará contento di questo nostro riconoscimento quasi quanto di un eventuale Nobel (non vogliamo portarti sfiga, comunque, caro Magris).</p>
<p style="text-align:justify;">Claudio Magris conobbe una certa popolaritá già con la sua tesi di laurea “Il mito degli Asburgo nella letteratura austriaca”, testo divenuto d’obbligo per chi voglia avventurarsi nella storia della letteratura mitteleuropea. Di questo tema Magris diverrá ben presto uno dei piú autorevoli esperti attraverso i suoi saggi (tra gli altri su Svevo, Hoffmann e Musil). Con <em>Danubio </em>(1986), straordinaria biografia di un fiume, costellata di piccole storie e aneddoti che dipingono le terre e i popoli dell’Europa centro-orientale, Magris ottiene la consacrazione definitiva varcando il genere saggio verso il romanzo. Tra il saggio e il romanzo rimangono sospese la gran parte delle sue opere, da <em>Microcosmi</em> a <em>L’infinito viaggiare</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Nelle sue pagine Magris mostra non solo una cultura viva, capace di far dialogare tra loro gli autori del passato, ma anche una vivace curiosità per le biografie di personaggi più o meno storici, un gusto per l’aneddoto. La storiella per cui il Danubio nascerebbe da un rubinetto o al più da una grondaia, riportata nell’opera dell’’86, diverte e illustra bene quell’ironia che Magris ha apprezzato ed ereditato dalla letteratura mitteleuropea.</p>
<p style="text-align:justify;">I testi di Magris sono popolati di similitudini e metafore che spingono assieme letteratura e viaggio, scrittura e paesaggio. Non si contano nei suoi libri le definizioni del viaggio: più che di definizioni, si tratta infatti di sempre nuove declinazioni. Si potrebbe dire che Magris è un viaggiatore prima di essere uno scrittore. E’ anzi uno scrittore perché è un viaggiatore: la sua vita sembra seguire il consiglio ai viaggiatori di Jean Paul di annotare e portare con sé ogni particolare che risveglia che stimola lo spirito.</p>
<p style="text-align:justify;">Uno scrittore in viaggio, dunque. Magris prende le mosse dalla crisi dell’identità contemporanea, dalla condizione umana fragile e rischiosa del nichilismo novecentesco, ma in modo molto caratteristico la sua prosa è lontanissima da ogni posa negativa o catastrofista, così come esclude facili medicine per malati di nulla.</p>
<p style="text-align:justify;">Scrive sul filo dei paradossi Magris, per costruire si nutre di digressioni, di <em>Holzwege</em>. E tuttavia, da buon europeo e sincero europeista, costruisce. Il germanista triestino non si sottrae ad alcuna delle domande fondamentali che hanno attraversato, scosso ed eretto la civiltà occidentale. Se un’identità culturale nasce grazie alla forza dei suoi interpreti, producendo una narrazione dai sentieri, dagli episodi, dagli uomini e dalle idee che hanno attraversato il Vecchio Continente un autore come Claudio Magris ha dato certamente un contributo alla creazione di un senso di identità europeo, tuttora in fasce.</p>
<p style="text-align:justify;">Pare a <em>ciao!</em> che meriti un encomio un autore che ha scritto e vissuto in ogni sua opera la questione dell’incontro tra culture diverse, con una dedizione che ricorda quella con cui qui in Germania Heidegger si dedicò all’enigma dell’essere.</p>
<p style="text-align:justify;">Forse vi era destinato l’autore, nato e legato alla sua Trieste, città di frontiera non solo tra due stati, ma nel dopoguerra tra due mondi: Berlino italiana. “Viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte”, scrive Magris ne <em>L’infinito viaggiare</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">A chiusura della fiera del libro di Francoforte dell’ottobre scorso, nel motivare l’assegnazione del <em>Friedenspreis</em> 2009 a Magris, Gottfried Honnefelder, il presidente del Börsenverein des Deutschen Buchhandels, ha detto: “Magris è un avversario tenace di esclusione e pensiero unico. Egli sostiene un’Europa che si definisce non solo secondo criteri economici, ma che riflette e insiste sulla sua tradizione e varietà storica e culturale”.</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’occasione Magris non si è tirato indietro, ha criticato l’Europa attuale “debole e lacerata” ed attraversata da un “nuovo populismo” ed ha avvertito come sia anche e soprattutto sulla questione immigrazione che si giochi l’identità futura del continente: “L’Europa è attesa dal difficile compito di aprirsi alle nuove culture dei nuovi europei provenienti da tutto il mondo. Qui si tratta di mettere in questione i propri valori e aprire se stessi, ma nello stesso tempo di difendere un ristretto numero di valori da considerare assoluti, come per esempio l’equiparazione giuridica di tutti i cittadini, indipendentemente da sesso, religione o nazionalità”.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma questo scrittore affascinato dalle persone più che dalla letteratura (“un libro, per giustificarsi, dovrebbe essere la storia di Nikolai, della sua ritrosia dinanzi a quel viso che si chinava su di lui”), che crede più in un fiume che in un ideale qualsiasi (“è là, tangibile e verace, e il devoto che gli dedica la propria esistenza la sente fluire in armoniosa e indissolubile unione col fluire del fiume”), questo scrittore non si fa troppe illusioni mentre ai tavolini dell’Antico Caffè San Marco osserva i triestini e scrive i suoi libri.</p>
<p style="text-align:justify;">Al disincantato sognatore, al viaggiatore “anarchico e conservatore”, nonchè al professore di letteratura tedesca che non ho avuto, <em>ciao!</em> consegna il riconoscimento di italiano dell’anno 2009.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">_________</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Claudio Magris ist der Italiener des Jahres 2009. Für den 1939 geborenen Professor aus Triest geht damit ein erfolgreiches und erfülltes Jahr zu Ende. Mit seinen zahlreichen Essays und Romanen gelang es ihm, immer mehr Leser aus dem ihm so am Herzen liegenden Europa zu erobern und reihenweise Literaturpreise zu gewinnen, um schließlich in den Favoritenkreis für den Literaturnobelpreis aufgenommen zu werden (wobei wir dir hiermit aber kein Unglück bringen wollen, lieber Claudio Magris).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Magris’ Erfolg geht zurück auf seine Dissertation „Der habsburgische Mythos in der modernen österreichischen Literatur“, die mittlerweile zur Pflichtlektüre all derer, die sich mit mitteleuropäischer Literatur befassen, avancierte. Dank seiner Essays zu diesem Thema (u. A. über Svevo, Hoffmann und Musil) wurde er bald zu einem maßgeblichen Experten auf diesem Gebiet.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Der endgültige Durchbruch gelang Claudio Magris mit „Donau“(1986), der außergewöhnlichen „Biographie eines Flusses“. In diesem Mosaik aus Anekdoten über die Landschaften und die Bevölkerung des östlichen Mitteleuropas vermischt er die Gattungen Essay und Roman. Die meisten seiner Werke von „Die Welt en gros und en détail“ bis zu „Ein Nilpferd in Lund – Reisebilder.“ sind ebenfalls genau in diesem Grenzbereich zwischen Essay und Roman angesiedelt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In seinen Schriften zeigt Magris nicht nur eine lebendige Kultur, die Autoren der Vergangenheit zum Dialog miteinander bewegt, sondern auch lebhaftes Interesse an durchaus historischen Persönlichkeiten und viel Sinn für Anekdoten. In seinem Werk aus dem Jahre 1986 präsentiert er uns beispielsweise eine amüsante Geschichte, der zufolge die Donau einem Wasserhahn oder bestenfalls einer Regenrinne entspringt; sie belustigt und veranschaulicht auch die Ironie, die Magris an der mitteleuropäischen Literatur schätzt und die er von ihr übernahm.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In den Texten von Magris finden wir Gleichnisse und Metaphern, die Literatur und Reise, Text und Landschaft zusammen bringen. Seine Bücher präsentieren unzählige Definitionen der Reise: Im Grunde handelt es sich weniger um Definitionen als vielmehr um immer wieder neue Erscheinungsformen der Reise.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Magris müsste wahrscheinlich mehr als Reisender und weniger als Schriftsteller betrachtet werden. Ja, vielmehr ist er Schriftsteller, weil er ein Reisender ist: Sein Leben scheint Jean Pauls Rat an die Reisenden umzusetzen, nämlich jede Besonderheit, die den Geist weckt und stimuliert, zu notieren und zu bewahren.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ein Schriftsteller auf Reisen also. Magris erhält seine Impulse von der gegenwärtigen Identitätskrise, von der zerbrechlichen und gefährlichen <em>condition humaine, </em>die der Nihilismus des 2o. Jahrhunderts prägte; aber seine Prosa trägt absolut keine absolut keine negativen oder schwarzmalerischen Züge, ebenso wie sie keine Patentrezepte gegen Weltschmerz anbietet.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Magris schreibt an der Grenze zum Paradoxen, er setzt auf Abschweifungen und beschreitet Holzwege.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Als guter Europäer und aufrichtiger Befürworter der EU wirkt er jedoch konstruktiv. Der Germanist aus Triest weicht keiner der Grundfragen aus, welche die westliche Zivilisation beschäftigt, erschüttert und geprägt haben.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Insbesondere unter der Prämisse, dass eine kulturelle Identität dank der Kraft von Interpreten entsteht, deren Werke ausgehen von Ereignissen, Menschen und Ideen, die den alten Kontinent bewegten, hat ein Autor wie Claudio Magris sicher zur Herausbildung einer europäischen Identität, die allerdings noch immer schwach ausgeprägt ist, beigetragen.<span style="text-decoration:underline;"> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">ciao! ist der Auffassung, dass Magris eine Auszeichnung verdient, da er sich in jeder seiner Publikationen -ebenso hingebungsvoll wie Heidegger der Seinsfrage nachging- mit dem Thema der Begegnung verschiedener Kulturen befasst.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Vielleicht ist Magris durch seinen Geburtsort genau dazu bestimmt. Schließlich ist Triest nicht nur eine Grenzstadt zwischen zwei Staaten, sondern war in der Nachkriegszeit auch eine Grenzstadt zwischen zwei Welten, eine Art italienisches Berlin also. In „Ein Nilpferd in Lund. Reisebilder“ schreibt Magris: „Reisen heißt nicht nur, sich auf die andere Seite der Grenze zu begeben, sondern auch zu entdecken, dass man sich im Grunde immer auf der anderen Seite befindet.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Anlässlich der Verleihung des Friedenspreises des Deutschen Buchhandels 2009 an Claudio Magris, zum Abschluss der Frankfurter Buchmesse im vergangenen Oktober, sagte der Präsident des Börsenvereins des Deutschen Buchhandels, Gottfried Honnefelder, in seiner Laudatio. „Magris ist ein streitbarer Gegner von Ausgrenzung und kulturellem Dominanzdenken. Er tritt für ein Europa ein, das sein Selbstverständnis nicht allein aus ökonomischen Gesichtspunkten bezieht, sondern seine geschichtliche und kulturelle Tradition und Vielfalt bedenkt und darauf beharrt.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Auch bei diesem Anlass hat Magris klar Stellung genommen: Er kritisierte das zur Zeit „schwache und zerrissene“ Europa, das ein neuer Populismus erfasst hat. Zudem wies er darauf hin, dass das Thema der Immigration die Weichen für eine Identität des Alten Kontinents stellen wird:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„Auf Europa wartet die schwierige Aufgabe, sich </span><br />
<span style="color:#888888;"> den neuen Kulturen der neuen Europäer aus der ganzen Welt zu öffnen. </span><br />
<span style="color:#888888;"> Dabei geht es darum, die eigenen Werte infrage zu stellen und sich zu </span><br />
<span style="color:#888888;"> öffnen und gleichzeitig eine kleine Zahl als absolut anzusehender Werte </span><br />
<span style="color:#888888;"> zu schützen, zum Beispiel die rechtliche Gleichstellung aller Bürger, </span><br />
<span style="color:#888888;"> unabhängig von Geschlecht, Religion oder Volkszugehörigkeit.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Aber dieser Autor, den Menschen mehr anziehen als die Literatur(„um seine Existenz zu rechtfertigen, müsste ein Buch die Geschichte von Nikolai erzählen, von seiner scheuen Zurückhaltung in Anbetracht des Gesichtes, das sich über ihn beugt“ ), der eher an einen Fluss als an irgendein Ideal glaubt(„er ist da, greifbar und authentisch; wer ihm hingebungsvoll seine eigene Existenz widmet, fühlt sie in harmonischer und unauflösbarer Verbindung mit dem Fließen des Flusses dahingleiten“). Dieser Autor macht sich keine Illusionen, während er an einem der Tische es Antico Caffè San Marco sitzt, die Triestiner beobachtet und seine Bücher schreibt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"> Dem ernüchterten Träumer, dem gleichermaßen anarchischen und konservativen Reisenden und auch dem Professor für deutsche Literatur, dessen Schüler ich leider nie war, verleiht ciao! den Preis „Italiener des Jahres 2009“.</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ciaomagazin.wordpress.com/84/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ciaomagazin.wordpress.com/84/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=84&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Claudio Magris. Foto: Giovanni Giovannetti</media:title>
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	</item>
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		<title>Warum Fabrizio De André?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 14:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[musik]]></category>

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		<description><![CDATA[Auch in dieser Ausgabe berichten wir über die Highlights der italienischen Musik, indem wir einen Mann zu Wort kommen lassen, der sich damit bestens auskennt: Den italienischen Musiker Mario di Leo, der seit vielen Jahren in Deutschland lebt. Heute erzählt er uns, wie seine Leidenschaft für den genuesischen Liedermacher Fabrizio De André, entstanden ist. &#160; [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=99&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align:justify;"><em>Auch in dieser Ausgabe berichten wir über die Highlights der italienischen Musik, indem wir einen Mann zu Wort kommen lassen, der sich damit bestens auskennt: Den italienischen Musiker Mario di Leo, der seit vielen Jahren in Deutschland lebt. Heute erzählt er uns, wie seine Leidenschaft für den genuesischen Liedermacher Fabrizio De André, entstanden ist.</em></h4>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Ho vissuto gli anni ‘60 da adolescente in una piccola cittadina in Umbria: non l’orgogliosa Umbria rossa, ma quella bacchettona e conformista dell’Alta Valnerina. Più di trenta chiese, norcinerie a bizzeffe, un paio di osterie, un cinema gestito dai preti e una sola bottega che vendeva  dischi, 45 giri per lo più.  I 33 erano di musica classica e, a dire il vero, sia degli uni che degli altri c’era magra scelta. Ordinare un disco dal burbero proprietario significava non solo sopportare le sue invettive sulla “musica da imbecilli” e i suoi sguardi che ti dicevano: &#8220;Poveri cretini&#8221;, ma anche il pagamento anticipato, e minimo tre settimane di attesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi avvicinavo proprio in quel periodo alla musica: cominciavo a maltrattare la chitarra, cantavo con la passione di ogni adolescente che sogna la celebrità, fondavo un complesso nuovo un mese sì e uno no: a casa invece avrebbero voluto darmi una altra educazione musicale, nel salotto esistevano solo dischi di musica classica: “Deutsche Grammophon” sono le prime parole tedesche che ho imparato. Per la musica leggera non si spendeva “neanche una lira, e basta”. Mio padre, per fortuna, era convinto che prendessi lezioni di chitarra classica: invece con gli amici si suonava altro. Musicalmente sono cresciuto quindi in clandestinità e in mancanza di materia prima come spartiti e dischi.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1967 ho cantato in pubblico per la prima volta: “Bisogna saper perdere” di Dalla, “Allora dai” di Gaber e “Pietre” di Antoine, “La ballata dell’eroe” in onore a Luigi Tenco che quell’anno ci lasciava con il mistero della sua morte. Proprio dalla sua interpretazione  ho avuto la fortuna di conoscere, da ragazzino, Fabrizio De Andrè; ignoravo che ne fosse l’autore. L’ho scoperto un paio di anni dopo.  Infatti le canzoni da imparare si registravano su nastro (registratore Geloso) dalla radio o dalla televisione; quindi giù a scrivere i testi, cercare gli accordi fare modifiche e semplificazioni. Questo d’inverno… In estate registravamo gli LP.  Sotto al nostro appartamento passavano le vacanze i figli dei vicini ( i vicini “comunisti” del PCI); erano più grandi di me, ricchi, spregiudicati e venivano dalla città operaia dell’acciaierie, avevano un grande giradischi e non ascoltavano come noi i 45 giri, ma i 33: erano edizioni in paese mai viste come “Dischi del sole” o i titoli strani come “Volume III” di un certo Fabrizio De Andrè, cantante quasi mai sentito via radio e meno che mai visto in TV.</p>
<p style="text-align:justify;">Di nascosto, durante un classico pisolino dopo-pranzo dei genitori, si mise sul giradischi con un’attenzione quasi religiosa (ma i comunisti non erano di solito atei? mah!) e si sentì in silenzio questo disco e lo registrammo tutto.  Due canzoni mi conquistarono subito “La guerra di Piero” e “Il Gorilla”. Conobbi anche l’autore de “La ballata dell’eroe”.</p>
<p style="text-align:justify;">La guerra di Piero: nella trascrizione delle parole ci fu un errore che da allora mi perseguita: invece  “<em>te ne vai triste come chi deve</em>” sentivamo <em>“te ne vai triste come chi teme” </em>ancora oggi spesso mi trovo a cantarla così. <em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/19-fotodeandrc3a93.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-100" title="Fabrizio De André. Foto: Reinhold Kohl " src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/19-fotodeandrc3a93.jpg?w=594" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Più tardi poi ogni Lp di Fabrizio ci folgorava: penso che si possa ben immaginare che effetto abbia fatto su di noi, ragazzi di un paesino bigotto, un disco come <em>La buona Novella</em>, in un periodo in cui l’Italia era divisa dal prossimo referendum sul divorzio!</p>
<p style="text-align:justify;">Oppure i suoi classici rivisti e corretti dal vivo con la PFM! Bocca aperta dalla meraviglia per le prime trenta battute di ogni canzone!</p>
<p style="text-align:justify;">Poi è inutile che racconti l’effetto, direi, devastante di <em>Crueza de mä</em>, nel periodo in cui anche in Italia si andava matti per la “Febbre del sabato sera”!!!!</p>
<p style="text-align:justify;">Musicalmente sono cresciuto, come ho detto, in clandestinità con il <em>Pescatore</em>, <em>Marinella</em>, <em>Michè </em>e <em>Bocca di Rosa</em>; sono maturato sulla <em>Cattiva Strada</em> insieme ad <em>Andrea </em>e <em>Sinan Capudan Pascià</em> lungo il <em>Fiume Sand Creek</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’83 sono arrivato in Germania con la chitarra in mano e, lasciatemi essere un attimo un po’ strappalacrime, Fabrizio De Andrè nel cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">Così circa 13 di anni fa, lui era ancora in vita, ho pensato di presentare ad Amburgo, in una birreria della Gertigstrasse, un programma esclusivamente con suoi pezzi: intendevo rendere un omaggio doveroso al musicista, al poeta, anche se lui non amava dichiararsi tale, e soprattutto alla persona, alla sua onestà e curiosità intellettuale.</p>
<p style="text-align:justify;">Un pubblico attento e bendisposto ha fatto in modo che “Omaggio a Fabrizio De André” diventasse un nostro cavallo di battaglia: lo abbiamo proposto alla Kammerspiele, al Museo “Kunst und Gewerbe”, alla Kulturhaus Eppendorf, e in giro per la Germania da Colonia a Berlino, da Lubecca a Münster.</p>
<p style="text-align:justify;">Naturalmente presentiamo in lingua tedesca i pezzi, diamo informazioni sulla vita, sulla fortuna/sfortuna di <em>Faber</em>. L’unico cruccio è che con un concerto di una ventina di pezzi non può render giustizia alla complessa opera di Fabrizio.</p>
<p style="text-align:justify;">Però mi da un piacere immenso e anche un certo orgoglio, il fatto che oggi canto quelle canzoni dei miei vent’anni con mia figlia Stella; Luca, il secondogenito, mi accompagna suonando diversi strumenti: entrambi più che convinti dell’ attualità musicale e poetica del cantautore genovese.</p>
<p style="text-align:justify;">Così nel testo di una delle mie ultime canzoni “<em>Vent’anni</em>” , musicata da Luca, non potevo non ricordare De André per quello che mi ha dato:</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">“canzoni dal ricordo fatale di un’antica lingua</p>
<p style="text-align:justify;">canzoni per darci una ragione, non una scelta</p>
<p style="text-align:justify;">cantate contro corrente,</p>
<p style="text-align:justify;">da cantarsi addosso, da danzare a memoria,</p>
<p style="text-align:justify;">di vita in vita, di chitarra in chitarra,</p>
<p style="text-align:justify;">senza paura alcuna di luci o di ombre!”</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">________</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Die 60-er Jahre verbrachte ich als Heranwachsender in einem kleinen Städtchen in Umbrien: nicht im stolzen „<em>Umbria rossa</em>“, sondern im heuchlerisch- konformistischen Alta Valnerina. Es gab dort mehr als 30 Kirchen, Schlachtereien in Hülle und Fülle, ein paar Weinschänken, ein Kino, das von Priestern betrieben wurde, und einen einzigen Laden, der Schallplatten verkaufte, die meisten davon 45-er. Die 33-er waren mit klassischer Musik; im Allgemeinen gab es nur eine sehr begrenzte Auswahl, aber man konnte sich das Gewünschte immerhin bestellen. Doch dies bedeutete nicht nur Vorkasse und eine Wartezeit von mindestens drei Wochen, man musste darüber hinaus noch die Unverschämtheiten des polternden Ladenbesitzers zum Thema „Idiotenmucke“ über sich ergehen lassen, ganz zu schweigen von seinen Blicken, die sagten: „Armer Dummkopf“.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ich begann zu dieser Zeit, mich ausführlicher mit Musik zu beschäftigen. So schrubbte ich auf der Gitarre herum, und sang mit der Leidenschaft eines Heranwachsenden, der vom großen Ruhm träumt, gründete Bands, löste sie wieder auf… Meine Eltern hingegen hätten mir lieber eine ganz andere Art von musikalischer Erziehung vermittelt, zu Hause hatten wir nur Platten mit klassischer Musik. So sind die ersten deutschen Wörter, die ich gelernt habe, „Deutsche Grammophon“. Für Unterhaltungsmusik „gibt man keinen einzigen Lira aus, da gibt es keine Diskussion“. Glücklicherweise ging mein Vater davon aus, dass ich klassischen Gitarrenunterricht nahm. Mit meinen Freunden spielte ich sowieso immer andere Musik.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Musikalisch bin ich also nicht nur „undercover“ aufgewachsen, sondern auch noch mittellos: es fehlte stets an Noten und Schallplatten.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">1967 habe ich zum ersten Mal vor Publikum gesungen: <em>Bisogna saper perdere (</em>„Man muss verlieren lernen“<em>)</em> von Dalla, <em>Allora dai (</em>„Weiter so“<em>)</em> von Gaber und <em>Pietre (</em>„Steine“<em>)</em> von Antoine. Außerdem sang ich <em>La ballata dell’eroe (</em>„Die Ballade des Helden“<em>)</em> zu Ehren von Luigi Tenco, der in jenem Jahr unter mysteriösen Umständen von uns ging.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ausgerechnet aufgrund seiner Interpretation habe ich als kleiner Junge das Glück gehabt, Fabrizio De André zu begegnen; unwissend, dass dieses Lied aus seiner Feder stammte. Dies fand ich erst einige Jahre später heraus. Die Lieder, die man lernen wollte, nahm man damals einfach aus dem Radio oder Fernsehen auf Band auf; dann schrieb man die gehörten Texte und versuchte daraufhin, die Harmonien &#8211; so gut es ging &#8211; zu erfassen; natürlich wurde hierbei immer etwas verändert und vereinfacht. Dies machten wir im Winter… Im Sommer nahmen wir von der LP auf. Unter unserer Wohnung verbrachten die Kinder der Nachbarn ihre Ferien (die kommunistischen Nachbarn der PCI); sie waren älter als ich, reich, unvoreingenommen und kamen aus Terni, der Arbeiterstadt mit dem Stahlwerk;<strong> </strong>sie hatten einen großen Plattenspieler, hörten aber nicht wie wir die 45-er, sondern die 33-er: Es waren Ausgaben, die wir auf dem Land noch nie gesehen hatten, wie z.B. <em>Dischi del sole</em> (ein linksorientierter Musikverlag) oder komische Titel wie <em>Volume III</em> eines gewissen Fabrizio De André, den man bei uns weder im Radio noch im Fernsehen hatte singen hören. Während die Eltern ihr Nickerchen nach dem Essen machten, setzten wir uns klammheimlich mit einer andächtigen, fast religiösen Vorsicht an den Plattenspieler (aber waren Kommunisten gewöhnlich nicht auch Atheisten? Wer weiss das schon!) und wir hörten ganz leise diese Platte und nahmen alles auf Band auf. Zwei Lieder beeindruckten mich auf Anhieb: <em>La guerra di Piero (</em>Pieros Krieg<em>)</em> und <em>Il Gorilla (</em>Der Gorilla<em>).</em> Auch kannte ich den Verfasser von <em>La ballata dell’eroe</em>. In dem Lied <em>La guerra di Piero</em> ist uns damals bei der Transkription ein Fehler unterlaufen, der mich bis heute verfolgt: Anstelle von „<em>te ne vai triste come chi deve</em>“ <em>(</em>„Du gehst traurig, weil du (in den Krieg) ziehen musst“<em>)</em> verstanden wir „<em>te ne vai triste come chi teme</em>“ <em>(</em>„Du gehst traurig, weil du (vor dem Krieg) Angst hast“). Noch heute singe ich ab und zu den falschen Text!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Später dann hatte jede LP von Fabrizio eine elektrisierende Wirkung. Ich denke, man kann sich gut vorstellen, welchen Effekt eine Platte wie z.B. <em>La buona Novella</em> auf uns, die wir in einem scheinheiligen Dörfchen lebten, hatte – zumal Italien zu dieser Zeit mit dem Thema der Ehescheidung beschäftigt war!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Oder seine Klassiker, die mit der Gruppe Premiata Forneria Marconi live natürlich ganz anders arrangiert und interpretiert wurden!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Bei den ersten 30 Takten jedes einzelnen Liedes blieb uns vor Verwunderung sprichwörtlich die Spucke weg!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ich muss sicherlich nicht extra erwähnen, was für eine verheerende Wirkung das <em>Album Crueza de mä </em>(etwa: Felsenwege, die zum Meer führen“) auf uns hatte; in dieser Zeit war selbst Italien vom „Saturday night fever“ ergriffen!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Musikalisch bin ich aufgewachsen mit <em>Il pescatore</em> („Der Fischer“)<em>,</em> <em>Marinella</em>, <em>Michè</em> und <em>Bocca di Rosa</em>. Später bin ich dann gereift mit den Liedern <em>Cattiva Strada (</em>„falscher Weg“<em>)</em>, <em>Andrea</em>, <em>Sinan Capudan Pascià</em> und <em>Fiume Sand Creek</em>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">1983 bin ich mit der Gitarre unterm Arm und – wenn ich ein bisschen rührselig sein darf – Fabrizio de André im Herzen, nach Deutschland gekommen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Vor ungefähr 13 Jahren, als De André noch am Leben war, plante ich ihm zu Ehren ein Konzert in einer Kneipe in der Gertigstraße, bei dem ausschließlich seine Werke gespielt werden sollten. Es sollte eine außerordentliche Hommage an ihn als Musiker und Dichter sein – auch wenn er selbst sich nicht gerne als solchen bezeichnet. In erster Linie wollte ich ihn aber als Person ehren, seine Ehrlichkeit und seine intellektuelle Wissbegier.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Dank des aufmerksamen und gewogenen Publikums wurde unsere „Hommage an Fabrizio de André“ eine unserer Glanznummern, die wir in den Kammerspielen, im Museum für Kunst und Gewerbe, im Kulturhaus Eppendorf, und auch ausserhalb Hamburgs: von Köln bis Berlin, von Lübeck bis Münster, zum Besten gaben.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Selbstverständlich stellen wir die Lieder und den Sänger auf Deutsch vor und erzählen vom Geschick und Missgeschick in seinem Leben. Der einzige Wehmutstropfen ist, dass man mit einer Auswahl von 20 Liedern seinem Gesamtwerk nicht annähernd gerecht werden kann.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Aber die Tatsache, dass ich die Lieder, die ich schon als 20-jähriger sang, heute zusammen mit meiner Tochter Stella aufführe, bereitet mir immense Freude und erfüllt mich mit einem gewissen Stolz. Luca, der Zweitgeborene, begleitet mich auf den verschiedensten Instrumenten: Beide Kinder sind mehr als überzeugt von der musikalischen und dichterischen Aktualität dieses genuesischen Liedermachers. Ich werde niemals vergessen, was Fabrizio De Andrè mir gegeben hat!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">So lautet eine Textstelle in einem meiner letzten Lieder, das <em>Vent&#8217;anni</em> heisst und das Luca später vertont hat:</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„Lieder als fatales Denkmal einer alten Sprache</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Lieder, die uns einen Sinn geben, uns nicht vor die Wahl stellen</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Gesungen gegen den Strom</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Inbrünstig gesungen, auswendig getanzt</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Von Mensch zu Mensch, von Gitarre zu Gitarre</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ohne Angst vor Licht oder Schatten.“</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<div></div>
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		<title>&#8230;ma il cielo è sempre più blu?</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 19:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[musik]]></category>

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		<description><![CDATA[Italienische Musik, die Einblicke in die menschliche Seele gewährt Wenn man darüber nachdenkt, welche italienischen Musiker einem breiteren deutschen Publikum bekannt sind, dann stellt sich vermutlich schnell die nüchternde Erkenntnis ein, dass sich jene Popularität lediglich auf massentaugliche Sänger wie Eros Ramazotti, Zucchero, Laura Pausini und vielleicht noch Gianna Nannini beschränkt. Andererseits sind italienische Rockstars [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=111&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Italienische Musik, die Einblicke in die menschliche Seele gewährt</em></h4>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Wenn man darüber nachdenkt, welche italienischen Musiker einem breiteren deutschen Publikum bekannt sind, dann stellt sich vermutlich schnell die nüchternde Erkenntnis ein, dass sich jene Popularität lediglich auf massentaugliche Sänger wie Eros Ramazotti, Zucchero, Laura Pausini und vielleicht noch Gianna Nannini beschränkt. Andererseits sind italienische Rockstars wie Vasco Rossi und Ligabue in Deutschland zwar nicht gänzlich unbekannt, allerdings haben sie hierzulande keinen Megastar-Status.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Dabei hat Italien musikalisch wesentlich mehr zu bieten: Hierbei sind Künstler wie Mina, Gino Paoli, Lucio Battisti, Giorgio Gaber und vielleicht noch Francesco de Gregori und Francesco Guccini hervorzuheben. Kaum ein anderer italienischer <em>cantautore </em>– abgesehen von dem wohl bekanntesten, einflussreichsten und genialsten seiner Art, nämlich Fabrizio de André – hat vermutlich mit solch eigenwilliger, ironischer und anti-konformistischer Art polarisiert und die hegemoniale politische Klasse karikiert wie <strong>Rino Gaetano</strong>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Vielen seiner Lieder kann man die unterschiedlichsten Gemütsschwankungen entnehmen: Von Spott und Hohn auf das Establishment (<em>Nuntereggae più</em>) und leidensfähiger Solidarität (<em>Ti Ti Ti Ti</em>) über eine Art Dialektik aus Trotzigkeit und Resignation (<em>E io ci sto</em>) bis hin zur Melancholie, die im neorealistisch wirkenden Stil die Schönheit und zugleich Armut einer archaischen Landschaft beschreibt, wie in dem Lied <em>Ad esempio a me piace il Sud</em> von seinem ersten Album <em>Ingresso libero</em> (1974):</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/rino-gaetano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-112" title="Rino Gaetano. Foto: Mattia Piastra" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/rino-gaetano.jpg?w=300&#038;h=269" alt="" width="300" height="269" /></a>“<em>Ad esempio a me piace rubare </em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>le pere mature sui rami se ho fame</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>e quando bevo sono pronto a pagare</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>l´acqua, che in quella terra è più del pane</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>camminare con quel contadino</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>che forse fa la stessa mia strada</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>parlare dell´uva, parlare del vino</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>che ancora è un lusso per lui che lo fa</em>.”</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Es wirkt wie eine Reise zurück in die Kindheit, zu den kalabresischen Wurzeln Rino Gaetanos, dessen Eltern aus Arbeitsgründen mit ihm von Crotone nach Rom zogen als Rino zehn Jahre alt war. Seine Musik trägt stets Bewegung in sich, eine jugendliche Aufbruchsstimmung, die häufig in einer „beswingten“ Verbindung aus Rock und Reggae-Elementen vorgetragen wird. Vermutlich beschreibt kein anderer Song von ihm so ironisch diese dichotome Stimmung vom Erträumen eines anderen Lebens und gleichzeitiger Konstatierung einer mangelnden Möglichkeit jener Realisierung der gesetzten Ideale wie <em>E io ci sto</em> von seinem gleichnamigen, letzten Album (1980):</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„<em>Si dice che in America tutto è Ricco tutto è nuovo,</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>puoi salire in teleferica</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>su un grattacielo e farti un uovo,</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>io cerco il Rock´n Roll al bar e nei metro</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po´</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>E mi accorgo che son solo,</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>In fondo è bello però, il mio Paese e io ci sto.</em>”</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Es ist das Gefühl von geistiger Verbrüderung und Solidarität, das Rino Gaetano zu einem der interessantesten <em>cantautori </em>macht, der weder textlich noch musikalisch mit dem Strom schwimmt und somit dem Hörer immer ein Lächeln aufs Gesicht zaubern wird.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Nicht weniger interessant und höchst eigenständig in seinem Stil ist das “Chameleon” unter den <em>cantautori</em>, der Sizilianer <strong>Franco Battiato</strong>, der neben seiner Tätigkeit als Musiker auch als Maler und Regisseur auf eine 40jährige Karriere zurückblicken kann. Battiatos Texte sind häufig Poesie mit dadaistischem Charakter und verarbeiten teilweise philosophische, intertextuelle Bezüge. Er baut ebenfalls gerne Zitate auf englisch, französisch und auch deutsch in seine Lieder mit ein.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Das Element der Bewegung findet sich auch bei ihm, sei es der Flug der Vögel (<em>Gli uccelli</em>), die Suche nach „ruhigen Ecken“ ohne dauerhafte (emotionale) Bindungsfähigkeit an einen Ort (<em>Nomadi</em>) oder das Reisen an Oasen mit pulsierender Vergangenheit. Jenes Reisen an solche Orte besingt Battiato in dem Lied <em>I treni di Tozeur</em> von seinem Album <em>Mondi lontanissimi</em> (1985):</span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/franco_battiato_5lug2009_pd_ph_martina_barbon.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-113" title="Franco Battiato. Foto: Martina Barbon" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/franco_battiato_5lug2009_pd_ph_martina_barbon.jpg?w=168&#038;h=253" alt="" width="168" height="253" /></a></span></p>
<p style="text-align:right;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;">„<em>Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><em>le strade deserte di Tozeur</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><em>Da una casa lontana tua madre mi vede</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><em>si ricorda di me delle mie abitudini</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><em>E per un istante ritorna la voglia di vivere</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#888888;"><em>a un´altra velocità</em>.“</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Diese Zeilen könnten auf das Reisen des Protagonisten in Vittorinis <em>Conversazione in Sicilia</em> in dessen sizilianische Heimat anspielen, in welchem dieser mit seiner Mutter über die eigene Kindheit dialogisiert. Das Beispiel zeigt, dass Battiatos Texte häufig Spielraum für Interpretationen lassen, die dem Hörer immer wieder Rätsel aufgeben.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Ein ebenfalls interessanter Künstler, welcher der <em>scuola di cantautori napoletana </em>zugeordnet werden kann, ist der Sänger und Gitarrist <strong>Eugenio Bennato<a href="#_ftn3"><em><strong> </strong></em></a></strong>. Der Bruder des bekannten Sängers Edoardo Bennato hat sich der traditionellen „mediterranen Instrumentierung“ seiner Stücke verschrieben und behandelt auch textlich Themen, die inhaltlich eng mit den Menschen und der Landschaft des Südens verbunden sind. Im Gegensatz zu Edoardo, dessen Musik eher dem Rockgenre zuzuordnen ist, instrumentiert Eugenio seine Stücke neben Akustikgitarren häufig mit Mandoline, Cello, Geige, Akkordeon und diversen Perkussionen. Mit Künstlern wie dem ebenfalls aus Neapel stammenden Pino Daniele verbindet ihn die Tatsache, dass sehr viele seiner Lieder im u.a. neapoletanischen Dialekt verfasst sind. Bennato machte sich vor allem als Initiator des Projektes <em>Taranta Power </em>einen Namen. Auf dem gleichnamigen Album von 1999 vereint er ein Amalgam aus melodischen und literarischen Bezügen Kampaniens, Kalabriens und Apuliens. Es könnte als Liebeserklärung an einen der bekanntesten meridionalen Tänze verstanden werden: die Tarantella.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/eugenio_bennato__taranta_power_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-114" title="Eugenio Bennato. Foto: Antonio Pitta" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/eugenio_bennato__taranta_power_1.jpg?w=300&#038;h=242" alt="" width="300" height="242" /></a>„La taranta è il profondo sud</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>è quelle musica che tu</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>all´improvviso sentirai</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>è il ballo che non finisce mai</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>è il passo che dovrai imitare</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>per liberarti del male d´amore</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>così ballando meridionale</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>comme na taranta ca te pizzica lu core”</em></span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Darüber hinaus stellt Bennato in <em>Da Cosenza a Milano</em> die alles überragende rhetorische Frage, die unbeantwortet bleibt, nämlich nach dem Ausmaß an Liebe des im Norden Arbeitssuchenden, um dort irgendwann auch „seelisch anzukommen“. Diese wird schon im Ansatz negiert, da die Verbundenheit des Meridionalen mit „<em>la sua terra</em>“ irreversibel ist und somit mehr als nur eine metaphorische Distanzierung ist:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„Quanto ci vuole da Cosenza a Milano?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Un giorno di corriera, un giorno di corriera</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Quanto ci vuole d´amore, quanto ci vuole?”</span></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Somit zeigen nicht nur diese drei Künstler, sondern auch eine weitere Vielzahl an “Oasen” der <em>cantautori</em>, dass sich eine musikalische Reise immer lohnt. Es gibt viel zu entdecken!</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><br />
</span></p>
<div>_________</div>
<div></div>
<div></div>
<p style="text-align:justify;">Se ci si sofferma a riflettere sui musicisti italiani famosi in Germania, presumibilmente si giunge alla poco desolante conclusione che tale popolarità si limita unicamente a cantanti di massa tra cui Eros Ramazzotti, Zucchero, Laura Pausini e forse anche Gianna Nannini. Per quanto riguarda invece rockstar italiane come Vasco Rossi e Ligabue, pur non essendo in Germania del tutto sconosciute, non rientrano certo nel novero delle grandi star.</p>
<p style="text-align:justify;">In realtà l’Italia ha molto più da offrire in campo musicale: basta accennare ad artisti come Mina, Gino Paoli, Lucio Battisti, Giorgio Gaber, ed ancora Francesco De Gregori e Francesco Guccini. Difficilmente, poi, un altro cantautore italiano ha polarizzato e messo a nudo la classe politica con lo stile bizzarro, ironico ed anticonformista di Rino Gaetano – fatta ovviamente eccezione per Fabrizio De André, nel suo genere il più noto, autorevole e geniale.</p>
<p style="text-align:justify;">In molte delle sue canzoni si possono cogliere i più diversi moti dell’animo: dalla derisione e il disprezzo nei confronti dell’establishment (<em>Nuntereggae più</em>) ad una solidarietà fiera (<em>Ti Ti Ti TI</em>) passando attraverso una certa dialettica tra caparbietà e rassegnazione (<em>E io ci sto</em>) fino a giungere alla malinconia che “racconta” in uno stile neorealistico la bellezza ed al contempo la miseria di un paesaggio antico come nella canzone <em>Ad esempio a me piace il sud</em> tratta dal suo primo album <em>Ingresso libero</em> (1974):</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p>“<em>Ad esempio a me piace rubare </em></p>
<p><em>le pere mature sui rami se ho fame</em></p>
<p><em>e quando bevo sono pronto a pagare</em></p>
<p><em>l´acqua, che in quella terra è più del pane</em></p>
<p><em>camminare con quel contadino</em></p>
<p><em>che forse fa la stessa mia strada</em></p>
<p><em>parlare dell´uva, parlare del vino</em></p>
<p><em>che ancora è un lusso per lui che lo fa</em>.”</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Si ha l’impressione di un viaggio a ritroso nell’infanzia, nelle radici calabresi di Rino Gaetano, i cui genitori, per motivi di lavoro, emigrarono da Crotone a Roma quando lui aveva 10 anni. La sua musica porta con sé un movimento permanente, una atmosfera di partenza giovanile spesso interpretata combinando elementi rock e reggae in salsa swing. Probabilmente nessun altro testo di Rino Gaetano descrive in modo così ironico come nella canzone <em>E io ci sto</em>, tratta dall’ultimo ed omonimo album (1980), quel duplice stato d’animo del sogno di un’altra vita ed allo stesso tempo della consapevolezza che tale ideale non possa realizzarsi:</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">„<em>Si dice che in America tutto è Ricco tutto è nuovo,</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>puoi salire in teleferica</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>su un grattacielo e farti un uovo,</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>io cerco il Rock´n Roll al bar e nei metro</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>cerco una bandiera diversa senza sangue sempre tersa</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Ma ci ripenso però, mi guardo intorno per un po´</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>E mi accorgo che son solo,</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>In fondo è bello però, il mio Paese e io ci sto.</em>”</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio la sensazione di fratellanza e solidarietà spirituale rende Rino Gaetano uno dei cantautori più interessanti, che sia a livello testuale che musicale rifiuta di aderire alla moda del tempo e così riesce magicamente a far sorridere colui che lo ascolta.</p>
<p style="text-align:justify;">Non meno interessante ed assolutamente particolare nel suo stile è il siciliano Franco Battiato, il “camaleonte” tra i cantautori, che può contare su 40 anni di carriera non solo come musicista ma anche come pittore e regista. I testi di Battiato figurano spesso come delle vere e proprie poesie dal carattere dadaistico ed in parte svelano riferimenti filosofici; i suoi testi inoltre non rinunciano a citazioni in inglese, francese e tedesco.</p>
<p style="text-align:justify;">La poetica del movimento si ritrova anche in Battiato: che sia il volo degli uccelli (<em>Gli uccelli</em>), la ricerca di un “angolo tranquillo” che rinunci al durevole (seppur emozionale) senso di appartenenza ad un luogo (<em>Nomadi</em>) o ancora il viaggio verso oasi dal passato incalzante. Battiato canta di questi viaggi nella canzone “I treni di Tozeur” tratta dall’album <em>Mondi lontanissimi</em> (1985):</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;</em><em>Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>le strade deserte di Tozeur</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Da una casa lontana tua madre mi vede</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>si ricorda di me delle mie abitudini</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>E per un istante ritorna la voglia di vivere</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>a un´altra velocità</em>.“</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Questo passo potrebbe alludere al viaggio nella propria isola del protagonista di <em>Conversazione in Sicilia</em>, romanzo di Elio Vittorini, in cui il personaggio principale discorre con la madre della propria infanzia. Esempio che mostra come i testi di Battiato lascino spazio il più delle volte a diverse interpretazioni, causa di continui enigmi nell’ascoltatore.</p>
<p style="text-align:justify;">Un artista altrettanto interessante, che potrebbe essere annoverato nella scuola di cantautori napoletana, è il cantante e chitarrista Eugenio Bennato. Fratello del famoso cantante Edoardo Bennato, Eugenio si è dedicato completamente agli “strumenti mediterranei” tradizionali ed anche i suoi testi trattano di tematiche strettamente collegate alla gente ed alla paesaggio del sud. Contrariamente ad Edoardo, la cui musica rientra piuttosto nel genere rock, Eugenio fa uso di diversi strumenti musicali tra cui la chitarra acustica spesso accompagnata da mandolino, violoncello, violino, fisarmonica e diverse percussioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Il filo che lo unisce poi ad artisti come Pino Daniele, anch’egli di origine partenopea, è l’uso del dialetto napoletano in molte delle sua canzoni. Bennato è divenuto famoso soprattutto come iniziatore del progetto <em>Taranta Power</em>. Nell’omonimo album del 1999 egli dà vita ad un amalgama costituito da riferimenti melodici e letterari campani, calabresi e pugliesi. Questo progetto potrebbe essere definito una dichiarazione d’amore ad una delle più famose danze meridionali: la tarantella.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><em>„La taranta è il profondo sud</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>è quelle musica che tu</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>all´improvviso sentirai</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>è il ballo che non finisce mai</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>è il passo che dovrai imitare</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>per liberarti del male d´amore</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>così ballando meridionale</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>comme na taranta ca te pizzica lu core”</em></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Inoltre Bennato nel testo <em>Da Cosenza a Milano</em> si pone la domanda retorica per eccellenza, che resta senza risposta: di quanto amore ha bisogno un meridionale emigrato al nord per poter giungere un giorno in quel luogo anche con l’anima? Questa possibilità viene negata fin dall’inizio in quanto il legame che il meridionale crea con “la sua terra” è irreversibile e quindi tale distanza non è solo metaforica:</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><em>„Quanto ci vuole da Cosenza a Milano?</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Un giorno di corriera, un giorno di corriera</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Quanto ci vuole d´amore, quanto ci vuole?”</em></p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">Oltre ai tre artisti qui presentati, l’Italia offre una grande varietà di “oasi” di cantautori meritevoli di un viaggio musicale. C’è tanto da scoprire!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ciaomagazin.wordpress.com/111/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ciaomagazin.wordpress.com/111/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=111&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>No country for young men?</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 18:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[fokus]]></category>

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		<description><![CDATA[Voller Tatendrang, kritisch und sehr engagiert zeigen sich die “neuen Migranten“, junge Italiener, die versuchen, ihr Glück jenseits der Alpen zu machen. ciao! hat einige von ihnen getroffen, um sie und ihre Motive besser zu verstehen. &#160; “Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=102&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em><strong>Voller Tatendrang, kritisch und sehr engagiert zeigen sich die “neuen Migranten“, junge Italiener, die versuchen, ihr Glück jenseits der Alpen zu machen. ciao! hat einige von ihnen getroffen, um sie und ihre Motive besser zu verstehen.</strong></em></h4>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;">“Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre”. Inizia così una lettera che in Italia nel pieno della scorsa estate ha destato un certo (non troppo in verità) clamore. Una lettera di una ricercatrice che ha deciso di emigrare negli Stati Uniti, per poter proseguire quelle ricerche che l’avevano portata fino alla scoperta dell’origi­ne genetica di alcune forme di lin­foma maligno. Rita Clementi, 47 anni, tre figli, è stata categorica: “Chi fa ricerca da precario non può ‘solo’ contare sui risultati che ottie­ne, poiché in Italia la benevo­lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro”.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/fugacervelli_grande.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-103" title="Fuga dei cervelli. Di Claudia&amp;Paolo" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/fugacervelli_grande.jpg?w=300&#038;h=176" alt="" width="300" height="176" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Punta dell’iceberg della cosiddetta “fuga di cervelli”, la  Clementi serve a noi come spunto per parlare del fenomeno ormai massiccio dei giovani italiani, per lo più qualificati e con un alto grado di istruzione, che scelgono di trasferirsi all’estero. Triplicata negli ultimi 10 anni, l’“emigrazione d’elite”, composta dai cosiddetti “nuovi migranti” o “precari globali”, è lo specchio dell’Italia di oggi. Secondo il Rapporto Italiani nel mondo 2008 il 37 per cento degli italiani residenti all’estero appartiene alla fascia di età tra i 18 e i 34 anni (in Germania sono addirittura più della metà). A infoltire questa pattuglia ci pensano sempre più giovani che al termine degli studi decidono di abbandonare l’Italia. Tra le motivazioni dell’espatrio, le maggiori opportunità lavorative, gli stipendi più alti (gli stipendi di ingresso all’estero sono in media superiori all’Italia del 30%, per gli ingegneri si sfiorano addirittura i 1000 euro a mensilità di differenza), ma anche le modalità di ricerca del primo impiego: il 22,4% degli italiani all’estero trovano lavoro mettendo o rispondendo a inserzioni sui giornali contro il 9% di chi lavora in patria, dove prevale la segnalazione da parte di parenti e amici. Cifre che danno le coordinate per comprendere meglio questo esodo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per capirne di più abbiamo voluto parlare direttamente con quattro tra questi giovani: Nicoletta, Giulia, Giuseppe e Massimo. Gli ultimi due vivono ad Amburgo, Nicoletta potrebbe raggiungerli in futuro, mentre Giulia vive a Berlino.</p>
<p style="text-align:justify;">“La mia è stata senza dubbio una fuga – afferma decisa Giulia – una reazione ad una situazione che non potevo più combattere né accettare”.</p>
<p style="text-align:justify;">Nata a Padova e laureatasi a Venezia in Storia dell’arte contemporanea, Giulia coordina attualmente una piccola pubblicazione specializzata che uscirà in occasione dell’apertura del Neues Museum di Berlino, città in cui vive da meno in un anno e nella quale conduce con passione e divertimento anche visite guidate. Il suo è uno sfogo che somiglia molto a quello della Clementi: “Sono tante le situazioni che mi hanno infastidita e addolorata. La totale assenza di meritocrazia, la mancanza di rispetto per i giovani nel contesto lavorativo, la scarsa professionalità dimostrata nel delicato campo dell’educazione alla cultura, la criminosa legalizzazione di contratti precari che pesano sulle finanze e sulla vita privata delle persone. La Fondazione Biennale di Venezia, un palcoscenico piuttosto celebre e celebrato, è un buon esempio delle istituzioni italiane: si basa sul lavoro di centinaia di precari che lavorano per stipendi ridicoli per tre o quattro mesi l’anno, senza contributi né malattie, maternità o ferie pagate. Questo non va a scapito soltanto dei singoli collaboratori, ma anche di tutte le attività o progetti di ricerca che vengono continuamente interrotti e, a distanza di mesi, affidati a nuove mani. Ho compiuto da pochi giorni trent’anni, in Italia ho lavorato incessantemente dal 2001 al 2009 per istituzioni prestigiose e internazionalmente riconosciute. Ho avuto solo contratti a progetto, non ho quasi mai guadagnato più di 800 euro al mese. Così sono stata costretta a portare avanti più lavori contemporaneamente. Quando leggo sui giornali articoli dedicati alla ‘generazione 1000 euro’ sorrido nervosamente”.</p>
<p style="text-align:justify;">“Il mio non è stato un rifiuto dell’Italia”, ci tiene invece a precisare Nicoletta mentre conversiamo seduti in un bar della zona universitaria amburghese.</p>
<p style="text-align:justify;">Nicoletta in realtà una migrante non lo è ancora, ma parla come se già lo fosse: forse, lo è da sempre. Attualmente vive e studia a Siena, antropologia. Sarda, ha vissuto nella sua Cagliari fino alla maturità classica, quando ha deciso di approdare sul continente: prima Bologna, poi Siena. “Volevo anche vedere se riuscivo a cavarmela fuori di casa”, spiega Nicoletta, al momento in vacanza ad Amburgo, città in cui ha fatto uno stage nello scorso inverno e nella quale vorrebbe tornare al termine della laurea specialistica. L’intervista con una ragazza che pensa di lasciare l’Italia prende fatalmente una piega critica nei confronti del Bel Paese. Nicoletta ne sembra consapevole e si schermisce subito: “Credo in diversi aspetti importanti della cultura italiana: la convivialità, il modo di vivere il tempo libero, il modo acceso di condurre le discussioni. Qui sembra tutto più controllato”. Nondimeno la decisione è presa: “Non riesco a pensare che i miei figli crescano in un paese nel quale manca un’etica di fondo e uno stato che sovvenziona le persone più deboli – sentenzia l’intervistata – Al momento sono alla ricerca di un posto dove stare… e mi piacerebbe tornare ad Amburgo”.</p>
<p style="text-align:justify;">Giuseppe, 26 anni da Cerignola (Puglia), è perentorio: “Per noi giovani vivere in un Paese di vecchi è terribile. Se devo intraprendere qualcosa lascio perdere”. Laureato in filosofia a Bari, Giuseppe ha conosciuto la Germania attraverso l’esperienza Erasmus a Brema ed è infine approdato ad Amburgo per continuare gli studi. Secondo Giuseppe, tuttavia, la questione centrale non è anagrafica: “Il problema principale secondo me è che l’italiano non è consapevole della crisi culturale. E io sono un po’ scettico anche sui ragazzi, che non hanno questa consapevolezza di una crisi che non si risolve cambiando il governo”. Secondo Giuseppe, dunque, “parlare di cervelli in fuga significa rendersi troppo importanti. Si presuppone così che noi siamo i migliori. Io invece ho imparato a stimare il coraggio di quelli che restano e cercano di cambiare le cose che non vanno”.</p>
<p style="text-align:justify;">In effetti, quando si parla di cosa e come cambiare, i nostri giovani intervistati si mostrano a volte piuttosto incerti. Nicoletta parla di una “questione culturale” ed etica, ma alla domanda su quali siano i valori che gli italiani debbano recuperare dalla loro storia ammette pensierosa: “Mmhh.. quando si parla di valori sono in difficoltà”. D’altro canto Giuseppe ci confessa: “La scelta di andare in Germania è una forma di protesta. Ma non so contro cosa”. Anche questo sembra essere un sintomo della situazione italiana attuale.</p>
<p style="text-align:justify;">Veniamo infine a Massimo. Massimo è l’unico dei nostri intervistati a non possedere una laurea. In compenso, dopo il diploma da ragioniere nella sua Venezia non è mai rimasto con le mani in mano. Nella sua precedente “vita italiana”, ha lavorato nell’allestimento di palchi per teatri e come portiere d’albergo; ha viaggiato in America e in Francia e nel frattempo ha imparato quattro lingue. “No, la mia non era una fuga. In Veneto il lavoro non manca”, afferma Massimo, che frequenta attualmente ad Amburgo un corso per event manager patrocinato dalla camera di commercio cittadina. “Il problema maggiore dell’Italia oggi è invece la mancanza di meritocrazia. In Italia si rimane precari a vita. E’ un Paese vecchio, che punta poco sui giovani”. “Ma quello che ci vorrebbe in Italia – chiosa  Massimo – sono anche semplicemente nuove idee: non si può più campare su ciò che persone vissute nei secoli passati ci hanno lasciato”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nostro breve viaggio potrebbe terminare qui, con l’impressione di un Paese alla deriva. Tuttavia, se diamo un’occhiata più attenta alle biografie dei nostri intervistati, forse questa non è tutta la verità.</p>
<p style="text-align:justify;">Giulia ha lavorato a partire dal 2001 quasi senza interruzioni per molte istituzioni veneziane, fra cui la Collezione Guggenheim e la Biennale, e per cercare di essere autonoma economicamente ha fatto mille altri lavoretti, dalla babysitter alla guida in un museo. Massimo, dopo aver girato l’Europa e non solo, parla cinque lingue, al momento segue ad Amburgo un corso come organizzatore di eventi e sogna di esportare la vera cultura culinaria italiana all’estero. Giuseppe dal profondo sud è sbarcato in Germania ed ha ottenuto una borsa per un dottorato in filosofia presso l’università di Amburgo. Quanto a Nicoletta, la più giovane dei quattro con i suoi 25 anni, chiacchierando con lei dei problemi dell’Italia ne ricaviamo quasi quasi l’impressione opposta a quella di un Paese in crisi. Pensiamo all’Italia come ad una fucina di giovani combattivi, capaci, appassionati: ragazzi intraprendenti che si mettono in gioco alla conquista dell’indipendenza e che guardano con occhio critico alla realtà che li circonda. E’ questo il capitale più importante sul quale una nazione come l’Italia non può permettersi di non investire.</p>
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<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„Lieber Herr Präsident Napolitano, hier schreibt Ihnen eine nicht mehr ganz junge Forscherin, die sich zum Verlassen ihres Landes gemeinsam mit ihren drei Kindern entschlossen hat, weil sie damit die Hoffnung verbindet, dass ein anderer Staat ihnen ein besseres Leben garantieren wird, als Italien es ihrer Mutter bieten konnte.“ So beginnt ein Brief, der mitten im Sommer des letzten Jahres in Italien Aufsehen erregte, ein Aufsehen, das sich allerdings in Grenzen hielt. Es handelt sich um den Brief einer Wissenschaftlerin, die beschlossen hat, in die USA zu emigrieren, um ihre Arbeit fortsetzen zu können, eine Forschungsarbeit, die bis zu dem besagten Zeitpunkt zur Entdeckung der genetischen Ursachen des malignen Lymphoms führte. Die 47-jährige Mutter dreier Kinder, Rita Clementi, erklärte ganz unmissverständlich: „Wer in befristeter Stellung Forschungsarbeit leistet, kann nicht allein auf seine Arbeitsergebnisse vertrauen, da in Italien das Wohlwollen der Mitarbeiter und Vorgesetzten einen von der Arbeitsqualität gänzlich unabhängigen und deshalb unkalkulierbaren Faktor darstellt“.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Der Fall Rita Clementi stellt nur die Spitze des Eisbergs der sogenannten „Flucht der Gehirne“ dar. Für uns ein Anlass hier zu thematisieren, dass junge, meistens sehr qualifizierte Italiener mit hohem Bildungsniveau sich zunehmend für eine Abwanderung ins Ausland entscheiden. Die Auswanderung dieser „Elite“, die zu den sogenannten neuen Migranten bzw. zum globalen Prekariat gezählt werden muss und die sich in den letzten Jahren verdreifachte, spiegelt das heutige Italien wider. Der Bericht über „Italiener in der Welt“ erläutert, dass im Jahr 2008 37% der im Ausland lebenden Italiener der Altersgruppe zwischen 14 und 34 Jahren angehörte, in Deutschland sind es sogar mehr als die Hälfte. Für die Zunahme dieser Zahlen sorgen immer mehr junge Menschen, die nach dem Abschluss ihrer Ausbildung oder ihres Studiums beschließen, Italien zu verlassen. Bessere Arbeitsmöglichkeiten, höhere Gehälter (in Deutschland liegen die Anfangsgehälter durchschnittlich um 30% höher als in Italien und bei Ingenieuren beträgt der monatliche Unterschied sogar fast 1000 Euro) sind die Gründe für ihre Ausreise, ebenso wie die besseren Möglichkeiten der Jobsuche: 22,4% der im Ausland lebenden Italiener finden ihren Arbeitsplatz durch Stellenanzeigen in Zeitungen, während es in Italien nur 9% der Stellensuchenden sind, denn hier überwiegen die Empfehlungen durch Verwandte oder Freunde. Die wenigen genannten Zahlen dürften bereits zum besseren Verständnis des aufgezeigten Abwanderungsphänomens beitragen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Um weiter in die Materie einzutauchen, haben wir mit vier der betroffenen jungen Menschen persönlich gesprochen: Nicoletta, Giulia, Giuseppe und Massimo. Die beiden Letztgenannten leben in Hamburg; Nicoletta könnte demnächst dazu stoßen, während Giulia jetzt in Berlin zu Hause ist. „Ich bin ohne Zweifel geflohen“, bekräftigt Giulia, „es war meine Reaktion auf eine Situation, die ich weder weiter akzeptieren, noch länger bekämpfen konnte und wollte.“ Giulia, die in Padua geboren wurde und an der Uni Venedig ihr Examen in zeitgenössischer Kunstgeschichte ablegte, lebt seit einem knappen Jahr in Berlin. Hier koordiniert sie zur Zeit eine kleine spezifische Veröffentlichung, die anlässlich der Eröffnung von Das neue Museum/ Berlin erscheinen wird. Daneben führt sie mit Engagement und Freude an der Sache Stadtführungen durch. Giulias Gefühlsausbruch erinnert stark an Rita Clementi: “Ganz viele Zustände haben mich genervt und geschmerzt, so beispielsweise das vollständige Fehlen des Leistungsprinzips, von Respekt gegenüber jungen Menschen im Arbeitsprozess, die mangelnde Professionalität auf dem sensiblen Gebiet der kulturellen Bildung, die kriminelle Legalisierung von befristeten Arbeitsverträgen, welche die Haushaltskasse und das Privatleben der davon Betroffenen belasten. Die Stiftung <em>Biennale di Venezia</em>, weltweit berühmt und gefeiert, stellt ein typisches Beispiel für italienische Institutionen dar. Sie beruht auf der Arbeit von Hunderten nur befristet Beschäftigter, die drei oder vier Monate im Jahr für lächerliche Gehälter arbeiten und dabei natürlich keinen Anspruch auf Sozialabgaben, Krankenversicherung, Mutterschutz oder bezahlten Urlaub haben. Diese Bedingungen belasten nicht nur die betroffenen Mitarbeiter, sondern schaden auch den entsprechenden Aktivitäten oder Forschungsprojekten, die nach nur wenigen Monaten unterbrochen und immer wieder neuen Händen anvertraut werden. Vor wenigen Tagen habe ich meinen dreißigsten Geburtstag gefeiert. In Italien habe ich von 2002 bis 2009 ununterbrochen für namhafte und international anerkannte Institutionen gearbeitet. Dabei hatte ich immer nur projektbezogene Verträge, fast nie habe ich mehr als 800 Euro monatlich verdient. Deshalb war ich gezwungen, verschiedene Beschäftigungen gleichzeitig auszuüben. Wenn ich in der Presse Artikel über die „1000 Euro Generation“ lese, überkommt mich ein nervöses Lachen.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„In meinem Fall handelt es sich nicht um eine Ablehnung Italiens“, präzisiert Nicoletta, während wir uns im Hamburger Uni Viertel unterhalten. Nicoletta ist in Wirklichkeit noch keine Migrantin, aber vielleicht ist sie es ja schon seit jeher. Sie spricht jedenfalls so, als wäre sie es bereits. Zur Zeit lebt sie in Siena, wo sie Anthropologie studiert. In Sardinien geboren, war sie bis zu ihrem altsprachlichen Abitur in Cagliari zu Hause. Danach fasste sie den Entschluss auf das italienische Festland überzusiedeln, zunächst nach Bologna, dann nach Siena. „Mir war auch wichtig, zu erfahren wie ich außerhalb zurecht kommen würde“, erläutert Nicoletta, die zu dem Zeitpunkt in Hamburg Urlaub macht, in der Stadt, in der sie im vorangegangenen Winter ein Praktikum absolvierte und in der sie nach ihrem Examen gerne arbeiten würde. Das Interview mit einer jungen Frau, die in Erwägung zieht, Italien zu verlassen, nimmt fast unweigerlich eine Wendung zum Negativen, was das Bel Paese betrifft. Nicoletta scheint das bewusst zu sein, da sie ihre Aussage schnell noch ein wenig relativiert: „Verschiedene Aspekte der italienischen Kultur halte ich jedoch für sehr wichtig: die Geselligkeit bei Tisch, die Freizeitgestaltung, die lebhafte Diskussionsführung. Hier erscheint alles so verhalten und kontrolliert.“ Dennoch ist die Entscheidung schon getroffen. „Ich kann mir nicht vorstellen, meine Kinder in einem Land heranwachsen zu lassen, in dem nicht nur ethische Grundsätze fehlen, sondern auch die staatliche Fürsorge für schwächere Mitbürger“, erklärt die Befragte. “Im Moment suche ich einen neuem Wohnsitz &#8230; und ich würde gerne nach Hamburg zurückkehren.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Der 26jährige Giuseppe aus Cerignola in Apulien gibt eine eindeutige Stellungnahme ab. “Für uns Junge ist es furchtbar, in einem Land mit lauter Alten zu leben. Statt etwas zu unternehmen, verzichte ich lieber.“ Nach seinem Studienabschluss in Philosophie, den er in Bari machte, lernte er Deutschland während eines Erasmus- Aufenthaltes in Bremen kennen und landete schließlich in Hamburg, um sein Studium fortzusetzen. Für Giuseppe beruht die Problematik nicht allein auf der Bevölkerungsstruktur: „Meiner Meinung nach liegt das Hauptproblem darin, dass es in Italien kein Bewusstsein für die aktuelle kulturelle Krise gibt. Ich bezweifle, ob der Jugend klar ist, dass ein Regierungswechsel allein diese Krise nicht beenden kann. “Im Zusammenhang mit seinem Fall von der „Flucht der Gehirne“ zu sprechen, hält Giuseppe für eine Überbewertung seiner Person. „Denn es setzte ja voraus, dass wir einer Elite angehören. Ich habe aber gerade den Mut derjenigen, die bleiben und sich um Verbessungen vor Ort bemühen, zu schätzen gelernt.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Wen es aber darum geht, tatsächlich etwas zu verändern, erweisen sich unsere jungen Gesprächspartner als eher unsicher. Nicoletta spricht von einer kulturellen und ethischen Frage. Aber als wir wissen wollen, welche speziellen überlieferten Werte Italien wiedererlangen sollte, gesteht sie nachdenklich: „ Also&#8230;, wenn es um Werte geht, habe ich Probleme&#8230;“ Giuseppe bekennt seinerseits: „Meine Entscheidung, nach Deutschland zu gehen, ist eine Art Protest. Aber ich weiß nicht wogegen.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Auch das scheint für die aktuelle Situation in Italien symptomatisch zu sein.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Kommen wir schließlich zu Massimo. Er ist einzige der hier interviewten jungen Italiener, der keinen akademischen Abschluss besitzt. Nach seiner Ausbildung zum Buchhalter, die er in Venedig erfolgreich beendete, legte er keineswegs die Hände in den Schoß, um sich auf den verdienten Lorbeeren auszuruhen. In Italien arbeitete er für eine Firma, die Theaterbühnen einrichtet, und jobbte auch als Hotelportier. Er machte Reisen nach Frankreich und Amerika und begann vier Sprachen zu erlernen. “Nein, ich bin nicht geflohen. In Venedig fehlt es nicht an Arbeit,“ bestätigt Massimo, der zur Zeit in Hamburg einen Kurs für <em>Eventmanagement</em> besucht, den die Hamburgeramburger Handelskammer unterstützt. “Das Hauptproblem im heutigen Italien stellt das Fehlen das Leistungsprinzips dar. In Italien bleibt man sein Leben lang Angehöriger des Prekariats. Es ist ein altes Land, das sich wenig um die Jungen kümmert.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">„In Italien fehlen vor allem neue Ideen“, erläutert Massimo, „heute kann man sich nicht mehr ausschließlich auf die Errungenschaften vergangener Jahrhunderte berufen.“</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Unsere kurze Reise könnte schon hier enden und damit den Eindruck eines abdriftenden Landes erwecken. Um der Sache tatsächlich auf den Grund zu gehen, sollten wir vielleicht die Biographien unserer Interviewpartner noch ein wenig genauer betrachten.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Giulia hat seit 2001 ununterbrochen für venezianische Institutionen gearbeitet, darunter die <em>Guggenhein Collection</em> und die <em>Biennale di Venezia</em>. Um finanziell unabhängig zu sein, hat sie auch Nebenjobs vom Babysitter bis zur Museumsführerin angenommen. Dank seiner Reisen, die ihn auch über Europa hinaus führten, spricht Massimo fünf Sprachen und besucht zur Zeit in Hamburg einen Kurs für <em>Eventmanagement</em>. Ihm schwebt vor, die wahre italienische Kochkunst ins Ausland zu bringen. Giuseppe kam aus dem tiefsten Süden nach Deutschland, wo er an der Uni Hamburg ein Doktorandenstipendium erhielt. Nicoletta ist mit 24 Jahren die jüngste unserer Gesprächspartner. Während wir mit ihr über Italiens Probleme sprechen, entsteht abschließend beinahe der Eindruck, dass Italien alles Andere als ein krisengeschütteltes Land ist. Es erscheint vielmehr wie eine Schmiede für kämpferische, tüchtige, engagierte junge Menschen, die im Streben nach Unabhängigkeit kein Risiko scheuen und ihre Umgebung kritisch wahrnehmen. Und genau diese jungen Menschen stellen Italiens größten Reichtum dar. Kein Land kann es sich leisten, einen solchen Schatz zu vernachlässigen.</span></p>
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		<title>Traum- oder Alptraumland?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ciaomagazin</dc:creator>
				<category><![CDATA[kino]]></category>

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		<description><![CDATA[Wie Autorenfilmer Italien als Auswanderungs- und  Einwanderungsland wahrnehmen und illustrieren. &#160; Prächtige farbenfrohe und überdimensional große Früchte und Milchseen, in denen man sogar schwimmen kann, symbolisieren in Emanuele Crialeses Film Nuovomondo (2006) Amerika, das gelobte Land, ein Land der Träume und naiven Illusionen, das zu Beginn des Zwanzigsten Jahrhunderts das Wunschziel italienischer Migranten darstellt. Angetrieben [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ciaomagazin.wordpress.com&amp;blog=18115153&amp;post=106&amp;subd=ciaomagazin&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><em>Wie Autorenfilmer Italien als Auswanderungs- und  Einwanderungsland wahrnehmen und illustrieren.</em></h4>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/lorchestra-di-piazza-vittorio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-107" title="L'orchestra di Piazza Vittorio von Agostino Ferrente" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/lorchestra-di-piazza-vittorio.jpg?w=594&#038;h=396" alt="" width="594" height="396" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Prächtige farbenfrohe und überdimensional große Früchte und Milchseen, in denen man sogar schwimmen kann, symbolisieren in Emanuele Crialeses Film <em>Nuovomondo </em>(2006) Amerika, das gelobte Land, ein Land der Träume und naiven Illusionen, das zu Beginn des Zwanzigsten Jahrhunderts das Wunschziel italienischer Migranten darstellt. Angetrieben von Arbeitslosigkeit und damit verbundener Armut und Not wagen sie den Schritt zur Auswanderung, zur Arbeitsmigration. In <em>Nuovomondo</em> thematisiert Emanuele Crialese eben diese Problematik (und reiht sich damit ein in eine Tradition, die letztendlich zurückgeht auf Francesco Rosis <em>I Magliari</em> (1959), der als erster und für lange Zeit einziger ernstzunehmender Film über „Gastarbeiter“ –also Migranten– in Deutschland betrachtet wird). Bei der ersehnten Ankunft nach einer langen beschwerlichen Reise auf einem Überseedampfer hüllt sich jedoch die Neue Welt samt Freiheitsstatue –die Fremde eben– in undurchsichtige Nebelschwaden. Erniedrigende Untersuchungen und ernüchternde Prüfungen durch die Einwanderungsbehörden auf Ellis Island kontrastieren zudem mit den ursprünglichen Vorstellungen und Hoffnungen der Immigranten.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Die Migration stellt ein prägendes Merkmal des italienischen Lebens in Geschichte und Gegenwart dar und findet deshalb gelegentlich Eingang in die Sujets des einheimischen Autorenfilms.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Das gelobte Land, vom dem Crialeses Sizilianer träumen und mit dem sie so viele Illusionen verbinden, verkörpert für die 1991 nach Jahrzehnten der Diktatur am Boden liegende Bevölkerung Albaniens paradoxerweise Italien, <em>Lamerica</em>. In Gianni Amelios gleichnamigem Film aus dem Jahr 1994 tritt das Thema der Emigration auch noch in einem weiteren Zusammenhang auf: der alte Spiro, der zwei profitgierigen „Geschäftsmännern“ als Strohmann für ihre Pläne dienen soll, stammt ursprünglich aus Italien, wo er unter dem Eindruck des Zweiten Weltkrieges, seine Frau und ein noch ungeborenes Kind zurück ließ, um zu desertieren und in Albanien unter zu tauchen. Er verbrachte dann jedoch dreißig Jahre seines Lebens in stalinistischen Arbeitslagern.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">So steht <em>Lamerica</em> in der ungewöhnlichen Schreibweise als Symbol für die universale Sehnsucht nach einem besseren Leben, sei es einst der Italiener, sei es der Albaner in der Gegenwart des ausgehenden Zwanzigsten Jahrhunderts. Amelio legt einen Schwerpunkt seines Films auf die Beschreibung der Zustände im Albanien der Stunde Null und damit auf die Motive für eine Emigration. Schließlich bringt ein hoffnungslos überfülltes Schiff die illegalen albanischen Flüchtlinge über die südliche Adria. Nur das Filmpublikum weiß, mit welch rigoroser Ablehnung Italien auf die Flüchtlinge aus Albanien reagieren wird.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In <em>Quando sei nato non puoi più nasconderti</em> (2005) konzentriert sich Marco Tullio Giordana auf illegale Immigration. Er schildert die absolut unmenschlichen Bedingungen der „Schiffsreise“ nach Italien, die Ankunft im Auffanglager, die Begegnung mit der bürgerlichen Gesellschaft und den nahezu zwingenden Abstieg in Kriminalität, Prostitution und letztlich in die Gosse.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Während in den bislang angesprochenen Filmen die Ursachen und der Akt der Emigration selbst im Vordergrund stehen, befassen sich weitere aktuelle Autoren mit den Auswirkungen der zurückgelassenen Vergangenheit auf das angestrebte neue und bessere Leben in Italien. Denn mit der Veränderung der politischen und wirtschaftlichen Grundkonstellationen in verschiedenen Zonen der Welt wird auch Italien selbst zum Wunschziel von (vor allem nicht europäischen) Migranten, so dass auch die Situation von Immigranten in Italien sporadisch in Drehbüchern aufgegriffen wird.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;"><em>La Sconosciuta</em><em> </em>(2006) versucht durch ihre Emigration beispielsweise der brutalen Gewalt osteuropäischer Menschenhändler zu entkommen. Die gesamte Handlung dieses Filmes von Giuseppe Tornatore beruht auf den Auswirkungen einer qualvollen Vergangenheit auf das gegenwärtige Leben der Protagonistin, einer Vergangenheit, die der Film in zahlreichen Rückblenden beschreibt.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Indem er sich mit dem Thema der äußerst prekären Stellung der Immigranten im sogenannten <em>Bel Paese </em>beschäftigt, erfüllt der zeitgenössische italienische Autorenfilm, den allgemeinen Anspruch, komplexe und problematische Aspekte der Gegenwart sowie auch soziale Brennpunkte und offensichtliche Diskriminierung abzubilden und vielleicht sogar Lösungsmöglichkeiten aufzuzeigen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In <em>La giusta distanza</em> (2007) präsentiert Carlo Mazzacurati Hassan, einen Tunesier, der seit Jahren friedlich in einer ruhigen norditalienischen Kleinstadt an der Pomündung lebt. Mit seiner zuverlässigen Arbeit als Automechaniker hat er sich schon längst Ansehen und Respekt erworben. Er scheint also tatsächlich gut integriert zu sein. Als jedoch in seinem sozialen Umfeld dubiose Ereignisse vorkommen, laufen in der verschlafenen Provinzstadt erschreckende psychologische Mechanismen ab, die alsbald zur Verdächtigung vor allem Hassans führen. Mazzacurati verdeutlicht die Ungeheuerlichkeit dieser Vorgänge in Form eines unter die Haut gehenden psychologischen Thrillers.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Das Leben von Migranten auf italienischem Territorium illustrieren u. A. auch <em>Saimir</em> (2004) von Francesco Munzi, <em>Come l’ombra</em> (2006) von Marina Spada oder <em>Vesna va veloce</em> (1997), ein weiterer Film von Carlo Mazzacurati.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">In <em>Il vento fa il suo giro</em> (2007) veranschaulicht Giorgio Diritti, dass Vorurteile und Fremdenhass nicht nur gegenüber Migranten, die nicht aus Ländern der EU stammen, gegenüber den sogenannten <em>extracomunitari</em>, auftreten. In Dirittis Film ist der Immigrant ein französischer Ziegenzüchter und Käsebauer, der auf die traditionalistischen Bewohner eines abgelegenen Dorfes in den italienischen okzitanischen Alpen trifft. Die anfängliche Begeisterung der alteingesessenen Dorfbewohner über den Neuzugang einer vierköpfigen jungen Familie verwandelt sich bald in Neid, Misstrauen und Intoleranz gegenüber den fremden und andersartigen neuen Nachbarn. Diritti illustriert hier, dass allein, das ein wenig Anders- oder Fremdsein ausreicht, um auf Probleme, Vorurteile, Schikanen und Ablehnung zu stoßen.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">Abschließend soll kurz ein Dokumentarfilm betrachtet werden, der sich einer anderen Facette des Themas, dem Ergebnis der Migration, dem hochaktuellen und brisanten Phänomen der multikulturellen Gesellschaft widmet, Agostino Ferrentes <em>L’orchestra di Piazza Vittorio</em> (2006). Besonders viele Zuwanderer aus aller Herren Länder haben sich im römischen Stadtteil Esquilino um die Piazza Vittorio herum, also in der Nähe der <em>Stazione Termini</em>, angesiedelt. Agostino Ferrente selbst gehörte hier zu den Initiatoren des Vereins <em>Apollo 11</em>, der sich die Gründung eines multinationalen Orchesters aus in Rom lebenden ausländischen Mitbürgern zum Ziel setzte. Sein Film berichtet von den zahlreichen schier unüberbrückbaren Schwierigkeiten, die sich der Orchestergründung in den Weg stellten. In Anbetracht aller Widrigkeiten leidet, bangt, hofft der Zuschauer mit und teilt schließlich auch die unbändige Freude der Beteiligten als nach unendlich viel Unbill und Chaos der erste Auftritt – eigentlich mehr eine erste geordnete Probe vor Publikum – erfolgreich stattfindet und schließlich zur internationalen Berühmtheit dieses so bunt zusammengewürfelten Orchesters führt. Wie alle anderen hier nur kurz angesprochenen Filme belegen, endet die Begegnung mit Minderheiten aus anderen Kulturen nur in wenigen Ausnahmefällen positiv. <em>L’orchestra di Piazza Vittorio</em> ignoriert ganz bewusst die Schwierigkeiten, die zweifellos den Alltag der Orchestermitglieder mit Migrationshintergrund prägen, zeigt aber einen Weg auf, Migranten zu integrieren. Ein Ziel, das jede Gesellschaft in dieser Phase größtmöglicher globaler Mobilität anstreben muss. Mögen Agostino Ferrentes Engagement und die positive Perspektive seines Films –trotz der zahlreichen traurigen Beispiele– Anlass zu Hoffnung geben.</span></p>
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<p style="text-align:justify;">Splendidi frutti variopinti, di enormi dimensioni, e un mare di latte in cui si può persino nuotare simboleggiano l’America nel film<em> Nuovomondo </em>(2006) di Emanuele Crialese. Un’America che rappresenta il continente mitico, il Paese dei sogni e delle ingenue illusioni che all’inizio del XX secolo fu meta ambita dei migranti italiani: la disoccupazione e la conseguente povertà li spinse a compiere la scelta dell’emigrazione in cerca di lavoro. In <em>Nuovomondo</em> Emanuele Crialese tematizza appunto questa problematica e s’inserisce a pieno titolo in una tradizione cinematografica che risale a <em>I Magliari</em> (1959) di Francesco Rosi, considerato il primo e per molti anni anche l’unico film di un certo spessore sui <em>Gastarbeiter</em> – letteralmente “i lavoratori ospiti” – che in questo caso specifico sono emigranti italiani in Germania. Dopo un lungo e faticoso viaggio a bordo di un vapore, gli appaiono il nuovo mondo e la statua della Libertà, vale a dire l’ignoto, immerso in impenetrabili banchi di nebbia. Su Ellis Island i controlli umilianti e gli esami disincantanti da parte delle autorità addette all’immigrazione contrastano inoltre nettamente con ciò che i migranti avevano immaginato e sperato.</p>
<p style="text-align:justify;">L’emigrazione è una caratteristica tipica degli italiani, sia nella storia sia nel presente, e trova pertanto occasionalmente riscontro nelle sceneggiature dei film d’autore.</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’Albania del 1991, dopo decenni di dittatura e con la popolazione ridotta allo stremo, la Terra ambita è invece l’Italia, che i siciliani di Crialese sognano per tutte le illusioni a essa connesse, in altre parole<em> Lamerica</em>. In questo film del 1994, Gianni Amelio tratta il tema dell’emigrazione anche da un punto di vista molto particolare: il vecchio di nome Spiro, che serve da paravento per le trame di due “affaristi” avidi di profitto, è infatti italiano d’origine. Sotto la forte pressione degli eventi della seconda Guerra mondiale, Spiro aveva lasciato la moglie gravida per disertare e nascondersi in Albania finendo poi col passare trent’anni della sua vita nei campi di lavoro stalinisti.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Lamerica</em>, con quest’ortografia particolare, simboleggia in tal modo l’aspirazione universale a una vita migliore, sia quella degli italiani di allora sia quella degli albanesi di fine secolo. Amelio focalizza il suo film sulla descrizione delle condizioni dell’Albania ridotta all’anno zero, che rappresenta di per sé il motivo dell’emigrazione. Una nave colma all’inverosimile porta gli immigrati irregolari sull’altra sponda dell’Adriatico meridionale, ma solo il pubblico sa con quale veemenza e rigorosità l’Italia rifiuterà i fuggiaschi.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche Marco Tullio Giordana, in<em> Quando sei nato non puoi più nasconderti</em> (2005), si concentra sull’immigrazione illegale mostrando prima le condizioni assolutamente inumane del “traghettamento” in Italia, poi l’arrivo nel campo di raccolta, quindi l’approccio alla società borghese e il passaggio pressoché obbligato alla criminalità e alla prostituzione che finisce nel completo degrado.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre nei film finora citati le ragioni e l’atto stesso dell’emigrazione sono in primo piano, diversi altri autori contemporanei dedicano l’attenzione agli effetti sulla vita in Italia, nuova e migliore, rispetto alle esperienze del passato. A seguito dei mutamenti delle condizioni politiche ed economiche in diverse aree del globo, infatti, l’Italia stessa è diventata meta di migranti (soprattutto extra-europei) e la situazione degli immigranti in Italia è sporadicamente tema di sceneggiature.</p>
<p style="text-align:justify;">Emigrando, la protagonista di<em> La sconosciuta </em>(2006) cerca ad esempio di sfuggire alla violenza brutale dei mercanti di esseri umani. L’intera storia di questo film di Giuseppe Tornatore ruota intorno agli effetti che il tragico passato ha sulla vita attuale della protagonista, un passato descritto nella pellicola in numerose retrospettive.</p>
<p style="text-align:justify;">Occupandosi delle condizioni estremamente precarie degli immigrati nel cosiddetto Bel Paese, il film d’autore italiano contemporaneo soddisfa la semplice esigenza di rappresentare aspetti complessi e problematici del presente come pure contesti sociali esplosivi e ingiustizie lampanti, indicando persino quali possibilità vi siano di risolverli.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/la-giusta-distanza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-108" title="La giusta distanza von Carlo Mazzacurati" src="http://ciaomagazin.files.wordpress.com/2010/12/la-giusta-distanza.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>In <em>La giusta distanza</em> (2007), Carlo Mazzacurati presenta Hassan, un tunisino che vive pacificamente in una cittadina nel delta del Po, essendo riuscito da tempo a guadagnare rispetto e stima grazie al suo lavoro coscienzioso di meccanico per auto. Apparentemente è ben integrato, ma non appena avvengono fatti inquietanti nella zona, in quegli ambienti sonnolenti di provincia s’innescano terrificanti meccanismi psicologici che portano in breve a far sospettare Hassan come responsabile di tutto.</p>
<p style="text-align:justify;">La vita dei migranti sul territorio italiano viene illustrata anche in <em>Saimir</em> (2004) di Francesco Munzi, in <em>Come l’ombra</em> (2006) di Marina Spada e in <em>Vesna va veloce</em> (1997), un film precedente di Carlo Mazzacurati.</p>
<p style="text-align:justify;">In <em>Il vento fa il suo giro</em> (2007), invece, Giorgio Diritti mette in risalto che i pregiudizi e la xenofobia non riguardano unicamente i migranti extracomunitari: nel film l’intruso è un allevatore francese, produttore di formaggio, che s’installa in un paesino di gente tradizionalista delle alte valli occitane piemontesi. L’entusiasmo iniziale dei vecchi residenti per l’arrivo della nuova famiglia di quattro persone viene ben presto soppiantato da invidia, diffidenza e intolleranza nei confronti dei vicini: diversi e forestieri. Nel film il regista Diritti dimostra magistralmente come il semplice fatto di essere leggermente diversi e forestieri sia sufficiente a far nascere problemi, pregiudizi, angherie e infine il rifiuto.</p>
<p style="text-align:justify;">Per concludere, va tenuto in considerazione anche un documentario di Agostino Ferrente, <em>L’orchestra di Piazza Vittorio</em> (2006), che si dedica a un altro aspetto del tema, vale a dire a ciò che risulta dall’emigrazione: il fenomeno attualissimo e dirompente della società multiculturale. Nel quartiere romano dell’Esquilino, intorno appunto a Piazza Vittorio e situato nelle vicinanze della stazione Termini, è domiciliato un numero particolarmente alto di migranti e il regista stesso è uno degli iniziatori dell’associazione Apollo 11, che ha lo scopo di fondare in città un’orchestra multinazionale composta di concittadini stranieri. Il suo film racconta delle numerose difficoltà, pressoché insuperabili, incontrate nel fondare quest’orchestra. A causa di tutti gli ostacoli che si frappongono, anche lo spettatore soffre, teme, spera e partecipa infine alla gioia sfrenata dei membri dell’orchestra quando, dopo innumerevoli ingiustizie e problemi, l’anteprima musicale ha finalmente luogo: si tratta essenzialmente della prima esibizione regolare davanti a un pubblico, ma è anche il primo passo verso la fama internazionale di un <em>ensemble</em> tanto variopinto.</p>
<p style="text-align:justify;">Come illustrato in tutti i film qui citati, la migrazione si evolve raramente in vicende felici. <em>L’orchestra di Piazza Vittorio</em> ignora in modo certamente voluto le difficoltà che incontrano gli orchestrali nella loro quotidianità di migranti, mostra però la strada che conduce alla loro integrazione, vale a dire l’obiettivo che deve porsi ogni società in questa fase di massima mobilità globale. Con l’augurio che l’impegno di Agostino Ferrente e la prospettiva positiva del suo film, nonostante molti altri esempi tristi, diano adito a speranze.</p>
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